Due parole che non mi piacciono.

 

 

La prima è tollerante.  Che cosa vuol dire quando dico che sono tollerante? Che non ammazzo chi mi sta sulle scatole?  Che io sono sicura di aver ragione, e lascio vivere chi ha torto?

Che dato che io sono bruttina, ho le gambe un po’ storte, poco seno e i fianchi troppo grossi  tollero che circolino  bellissime fanciulle  un po’ scollacciate che attirano molti piùsguardi  di me? 

Essere tollerante vuole semplicemente dire essere ipocriti, cinici, o, nel migliore dei casi, menefreghisti.

Perché? Lo spiego qui punto per punto.

Se qualcuno mi sta sulle scatole io posso stare sulle scatole a qualcuno.  Parità.

Come faccio ad essere sicura di avere ragione? Se lo sono io, lo possono essere anche gli altri. Di nuovo parità.

Se qualcuno ha palesemente torto, commette un’ingiustizia o reato e io faccio finta di non vederlo, ne divento semplicemente complice.

Nell’ultimo caso la tolleranza mal celata è semplicemente invidia.

La seconda parola è identità insieme a tutte le sue parole cugine, sorelle o affini, come radici, appartenenza, ecc..

Chi ha mai pensato che la carta d’identità potrebbe essere anche la carta della differenza  o per lo meno dell’individualità?  Ogni dato sulla carta d’identità serve a differenziarmi da chiunque altro. Se ci sono due Pietro Rossi che sono nati nello stesso giorno e abitano nello stesso palazzo come facciamo a determinarne l’identità? Caso estremo, ma non poi tanto in certi piccoli paesi.  Sono di nazionalità italiana, ma non mi sento identica a nessun altro italiano, perché non lo sono. Parlo italiano, ma con accento e inflessione e voce diversa, e così via.

Le mie radici sono in Italia, Non è vero. Non sono una pianta. Non ho radici, infatti vivo all’estero e anche bene,  molti mi invidiano per questo fatto.  Sono di cultura italiana, sì, ma fino a un certo punto, ho studiato lingue straniere e conosco e amo altre culture.

Religione? Sono stata allevata in una religione, poi sono cresciuta e ho fatto altre scelte, non so se giuste o sbagliate, certamente più coerenti col mio modo di essere e pensare.

Sono nata in una zona di montagna. Amo la montagna, ma non la sento mia. Come si può possedere la montagna?  O una città, o una regione?

Grazie al cielo la nostra identità è la nostra individualità ed è anche la nostra ricchezza.

Naturalmente, e mi riallaccio alla parola precedente, se c’è una situazione di sofferenza e di oppressione, che non lascia vivere serenamente la propria individualità o identità, beh allora il discorso cambia, e di molto…  In quel caso non si deve e non si può essere tolleranti…

 

 

Queste riflessioni mi sono state suggerite dalla lettura del libro di uno dei miei scrittori preferiti,  Amin Malouf,   L’Identità.

Identita 

1 pensiero su “Due parole che non mi piacciono.

  1. Sagge parole, Garbich! Bisogna tollerare ogni identità soprattutto quando si tratta di una unicità nella molteplicità, di una identità mutevole che incrocia l’energia vibrante del cielo con la dolcezza malleabile della terra. Si sente la mia fase vegana vero…

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