La vita ai tempi di Stalin. Intrighi, passioni e terrore in un romanzo appassionato ed avvincente.

SIMON SEBAG MONTEFIORE

L’amore ai tempi della neve

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Premessa: se parlo di un libro non è per “recensirlo”.

Non scrivo recensioni, né di film, né di libri. Semplicemente, mi piace parlarne e condividere le impressioni che mi sono rimaste, ciò che mi hanno lasciato. Nessuna presunzione, quindi.

Film e libri ci fanno compagnia, ci fanno pensare.

I libri avvincenti sono definiti  “page-turner” dagli inglesi, o, ancora meglio, “unputdownable”:  che fanno voltare le pagine e non si possono posare finché non si sono finiti.

E’ il caso di un libro che ho appena letto: L’Amore al Tempo della Neve,– One Night in Winter – di Simon Sebag Montefiore.

Io con i libri e con i loro autori ho sempre un rapporto “personale”. Ho “conosciuto” Montefiore grazie a una bella serie di documentari alla BBC sull’impero ottomano che lui presentava. Simpatico. Così sono andata a vedere come nasceva e ho scoperto che è uno storico, esperto di Russia, biografo di Stalin, che si è cimentato anche con un paio di romanzi, ambientati naturalmente in Unione Sovietica, ai tempi di Stalin.

L’Amore al Tempo della Neve è uno di questi, che ho letto con grande piacere. L’autore sostiene che non è un romanzo storico, e che è l’amore il vero protagonista.  Si ispira a personaggi e storie reali, che, per il periodo in cui si svolgono e vivono, assumono una connotazione ancora più drammatica.

Ne L’Amore al Tempo della Neve l’amore impossibile è protagonista. Perché? Siamo nel 1945, a Mosca, sovrano assoluto è Stalin, vincitore della guerra contro Hitler a costo di indicibili sofferenze per il suo popolo. Il terrore fa parte della vita quotidiana, così come la delazione. “Mors tua vita mea” è diventato il motto di tutti. C’è una sorta di tragica rassegnazione fra le persone, in ogni  momento ci si aspetta il peggio, una parola sbagliata, un passo falso, uno sguardo sospetto, il campanello che suona nella notte…

Tutto questo è nel libro, ma c’è anche la vita che è più forte della morte. I giovani impulsivi e incoscienti, sempre ignari e incuranti dei pericoli, le passioni incontrollabili, le debolezze umane, l’ambizione e la paura, i legami famigliari,  i sentimenti più forti della ragion di stato.

Ho pensato molto, mentre leggevo il libro e dopo che l’ho posato, alla insensata crudeltà dei regimi totalitari. Sono anni che mi pongo questo problema.

Alla base di tutto c’è la voglia, l’esigenza di dominare l’altro, di plasmarlo, di plagiarlo. Quando ero piccola mi chiedevo cosa fosse il peccato di “pensiero”, poi ho capito che condannare e punirti per un pensiero era un modo per impedirti di pensare, di dominare la tua mente con la minaccia dell’inferno.

Non ho mai ringraziato abbastanza la sorte per essere nata in un tempo in cui non si bruciano le streghe.

Da sempre c’è Il Pensiero e ci sono tanti pensieri. Una Religione UniVersale – verso l’Uno – e le eresie, i diversi, i pagani, le minoranze, gli altri.

Mi sono sempre stati simpatici gli eretici, perché pensavano con la loro testa ed erano persone alla costante ricerca di una verità.

La modernità ha trasformato le religioni metafisiche in religioni fisiche e terrene, i culti del soprannaturale sono diventati culti del materiale.

Il comunismo sovietico, non chiamiamolo marxismo, ha promesso il paradiso in terra. Ma è nato e si è sviluppato in Russia, dove la terza Roma era un mito da sempre. In Russia la religiosità orientale, la rassegnazione, il fatalismo, l’abitudine alla sofferenza, la sottomissione allo Zar (Cesare), il legame con la terra e la natura crudele, il sogno e la follia megalomani, tutto si è mescolato ed è stato usato per realizzare la grande u-topia. Il più grande non-luogo del mondo.

A che prezzo?  Milioni di vite umane sprecate: le grandi purghe. In Russia non si trattava di avere la razza pura, si voleva il comunismo “puro”.

Ma nulla è puro a questo mondo, e il comunismo puro non è mai potuto esistere. La vita, la politica, la sopravvivenza, sono un compromesso continuo, la natura stessa riesce a vivere grazie solo alle contaminazioni, agli sforzi di adattamento contro gli agenti imprevisti. Ciò che e chi non si adatta soccombe. Ce lo ha dimostrato Primo Levi, con i suoi Sommersi e Salvati, i peccatori che si redimono, le specie animali e vegetali che si adattano all’ambiente in cui vivono, i veleni usati come medicine,  le malattie combattute con i vaccini…

Nei regimi totalitari ciò non è ammissibile. L’idea è Una, la religione è Una, la razza è Una, il mondo è Uno. Il Führer, il Duce, Il Generalissimo, Stalin, Mao, Polpot, sono l’unico Uno possibile, tutto quello che gli si oppone va eliminato. Non esistono più il Bene e il Male. Solo l’Uno, il grande Burattinaio e i piccoli burattini.

Questa però è teoria. Quando la teoria si scontra con la pratica, ecco che abbiamo le nostre piccole, grandi, tragiche, belle, tristi, felici, difficili storie d’amore, o semplicemente storie di vita. Il titolo più giusto per il libro che mi ha così colpito avrebbe potuto essere La vita ai tempi di Stalin.

Tutti i giorni leggiamo di atrocità e ingiustizie commesse a danno dei più deboli. Talmente tante che ci abbiamo quasi fatto l’abitudine, e poi sono così lontane da noi.

Ma quando si legge un libro si entra nella vita di altre persone e ci si immedesima. Le loro vicissitudini diventano nostre. L’atrocità diventa ancora più assurda, la sofferenza palpabile con il nostro cuore. Incredibile, indicibile. Come si può rinchiudere una bambina di sei anni nella Lubianka, chiamarla Prigioniera, solo perché si vogliono colpire i genitori? Appunto, è inconcepibile. Ma è successo, così come è successo di molto peggio, non solo nella Russia di Stalin, ma nella Germania nazista,  nella Argentina dei Generali, sotto regimi islamici, e in troppi altri luoghi, ma noi non lo immaginavamo.

Leggendone in un libro invece lo viviamo e soffriamo insieme.

Questo è il potere del romanzo: il libro di storia ci dà i fatti, il romanzo, se grande, ce li fa vivere.

Nota. Forse è bene ricordare che il vero testo ispiratore dei terroristi e dei rivoluzionari più crudeli è Il Catechismo del Rivoluzionario di  Sergej Gennadievič Nečaev. Non è una lettura amena, ma certamente istruttiva. 

http://it.wikipedia.org/wiki/Sergej_Gennadievi%C4%8D_Ne%C4%8Daev

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