Archivio mensile:marzo 2014

Per cercare di capire meglio la storia d’Europa

Ecco alcuni siti con mappe interattive per capire meglio la storia s’Europa.

 

http:/http://www.bbc.com/news/world-europe-26476314

http://www.euratlas.net/history/europe

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E’ già passata la festa della donna?

 

E’ bella la mimosa, ma il fiore reciso non mi piace, appassisce subito. Così come non mi piacciono le feste a comando, la festa del papà, la festa della mamma, la festa dei nonni. C’è la festa dei cani, e quella dei gatti? Perché io voglio molto bene al mio cane e ai miei gatti. E la festa dei nipoti? Perché una volta si diceva “fare la festa a qualcuno” nel senso di farlo fuori?

Una giornata speciale non si nega a nessuno. C’è chi dice che la giornata della memoria ti permetta di dimenticare per tutto il resto dell’anno. A proposito di anni, che anno è questo? So che c’è stato l’anno dell’acqua, e l’anno del deserto? L’anno della montagna, e quello del mare? L’anno dei buoni, e quello dei cattivi?  Ma se facciamo fatica a ricordarci che anno è, che giorno è… Ogni giornata è buona, ogni anno è speciale, ma gli anni della guerra? Mi sembra ce ne siano troppi.

Torniamo alla mimosa, alla festa della donna, al femminismo. Fra le parole che non mi piacciono c’è anche femminismo, perché chi la pronuncia gli dà troppo spesso un’accezione negativa. Le “femministe” sono considerate delle esaltate, ai miei tempi le prendevano in giro perché bruciavano il reggipetto, perché gridavano slogan come “Il corpo è mio e me lo gestisco io”.  Erano questi i messaggi che passavano e che il grande pubblico recepiva.

Nossignori, il femminismo vero è ben altra cosa. Noi, in questo ricco occidente ancorché in crisi, siamo troppo eurocentrici, ci dimentichiamo troppo facilmente delle questioni fondamentali. Ricordo come fui colpita nell’udire una frase in un programma della BBC rivolto alle donne (di tutto il mondo): “TUTELA DELLA DONNA È TUTELA DELLA SOCIETÀ”. Osai ripeterla al direttore (un religioso) della scuola (religiosa) in cui lavoravo e me ne feci un nemico.

Le femministe più mature hanno capito che l’importante non è essere come gli uomini o come gli uomini vorrebbero che fossimo, ma valorizzare proprio le differenze.  Pari opportunità, certo, lo stesso lavoro deve essere remunerato nello stesso modo, ma che conquista è poter fare il soldato come un uomo? Ricordo la pena che provai nei confronti delle famiglie delle soldatesse USA che dovevano andare a combattere in Iraq. Ma che società è quella che consente una cosa simile? Provate a mettervi nei panni della mamma che deve lasciare il bambino, ma soprattutto del bambino. La maternità è un privilegio, poterla vivere pienamente deve essere un diritto. Quante donne non lo possono fare, quante donne la vivono come una situazione di stress, in questa società capitalistica.

Facile per i religiosi e i politici fare campagne contro aborto e divorzio, ma perché non si dice semplicemente che aborto e divorzio sono tragedie e invece di condanne e anatemi non si usa un po’ di com-passione, di sim-patia, di com-prensione.

Delle culture lontane dalle nostre si tende a sottolineare soprattutto gli aspetti negativi esteriori, come il velo o il chador, ma guardiamo anche che donne hanno prodotto queste culture, con tutte le loro contraddizioni. Proprio oggi ho sentito una scienziata, scrittrice indiana, Vandana Shiva, attivista politica e ambientalista, che si è battuta per cambiare pratiche  nell’agricoltura e nell’alimentazione; si è occupata anche dei diritti sulla proprietà intellettuale, di biodiversità, biotecnologie, bioetica, ingegneria genetica e altro. E ce ne sono tante di donne così nate in paesi lontani, formatesi in occidente, che lottano per migliorare le condizioni di vita nei loro paesi. Donne che appartengono a più culture e non rinnegano le loro origini, anzi. E lottano, tutti i giorni, per migliorare le condizioni di vita, degli uomini, delle donne e dei bambini, i grandi dimenticati.

Se cerchiamo su Google  gli elenchi di donne importanti nella storia vedremo che ci sono molte sante;  in questa categoria metto anche sante laiche come Florence Nightingale e tutte quelle donne che hanno lottato per i diritti civili – Rose Parks per citarne una. Troveremo anche politiche, scienziate, poetesse e scrittrici. Sono donne non hanno mai amato il sangue. Personalmente io preferisco Madre Teresa a Giovanna d’Arco. Delle suffragette si è parlato sempre con tono spregiativo, ma è grazie a loro che oggi le donne possono votare.

Per la mia crescita come donna, un’importanza fondamentale l’hanno avuta certe scrittrici,  soprattutto inglesi ma non solo, a cominciare da Jane Austen, Charlotte Brontë, Barbara Pym. “Zitelle”, altro termine spregiativo, fiere del loro stato. E poi Anita Brookner, Penelope Fitzgerald, Penelope Lively, Doris Lessing, Muriel Spark, ma anche Natalia Ginzburg e tante, tante altre. Sono delle combattenti, ma la loro arma è la penna. Le loro eroine sono donne normali, sempre intelligenti, che sanno usare il discernimento. Nei loro libri si parla dei problemi e delle difficoltà della vita di tutti i giorni, della cura dei figli, della scuola, delle persone anziane, della fatica fisica, della vita sessuale ed affettiva senza voyeurismo, il tutto sempre condito con tanto sense of humour e buon senso. Sì, me le ha “presentate” la mia amica Giuliana, che tanta parte ha avuto nella mia crescita, e mi sono state di aiuto e compagnia in quella fase di passaggio dopo i quarant’anni, in cui i figli cominciano a crescere e la percezione del mondo intorno a noi comincia a cambiare.

E’ anche grazie al loro aiuto che pian piano ho cominciato a “liberarmi” a guardare alla vita da una prospettiva diversa. Non mi piace la parola abusata “realizzarmi”, cosa vuol dire? E’ una strada, faticosa e sempre in salita, che non finisce mai, che dobbiamo ricercare ogni giorno e trovare con le sole nostre forze.

LA POTENZA EVOCATRICE DELLA CRIMEA..

..da Ifigenia in Tauride all’Orda d’Oro, daLeone Tolstoj a Florence Nightingale, dalla battaglia di Balaklava all’assedio di Sebastopoli a Yalta… e i Tartari?

Se il sangue è concime la terra della Crimea deve essere davvero fertile.

Ma si sa, la storia è un mattatoio e certi paesi sembrano essere stati il luogo privilegiato per questa attività cruenta. Oggi si parla molto della Crimea, terra lontana e quasi dimenticata. Chi è bravo in storia ricorda vagamente la guerra di Crimea (1853-1856), alla quale parteciparono anche i piemontesi di Cavour per avere un pretesto per chiedere l’aiuto di Napoleone III nella nostra seconda Guerra d’Indipendenza. Fu durante questa guerra che la brava Florence Nightingale si fece notare per la sua efficienza e compassione nel curare i feriti.

Sì, perché a differenza dei mattatoi veri, nelle guerre si fanno le cose a metà, e allora servono dottori e infermieri per alleviare le sofferenze dei sopravvissuti…

La Guerra di Crimea provocò più di mezzo milione di morti e fu la prova generale della Grande Guerra del 1914.

Anche Leone Tolstoj vi partecipò e la descrive nei suoi Racconti di Sebastopoli, che varrebbe la pena rileggere.

Ma dov’è la Crimea? E’ una piccola penisola che s’insinua nel Mar Nero. Una volta era la Tauride, qualcuno forse ha sentito parlare della tragedia Ifigenia in Tauride, di Euripide, ripresa poi da Goethe. Mi sono sempre chiesta dove fosse questa fantomatica Tauride.

Perché si parla tanto della Crimea oggi?

Perché, perché, perché? Le domande non finiscono mai, come il gioco del perché dei bambini. Da dove cominciamo? Dall’inizio o dalla fine?

Se la fine è oggi e la storia è come una cipolla, fatta di tanti strati, proviamo a “pelarla”. Oggi si chiama Repubblica Autonoma di Crimea e casualmente appartiene all’Ucraina. Infatti il leader sovietico Nikita Khruščëv, il successore di Stalin, nel 1954  decise di regalarla all’Ucraina, che comunque faceva parte dell’Unione Sovietica. Allora non cambiava quasi niente.  Poi però ci fu il crollo e lo smembramento dell’Unione Sovietica, l’Ucraina divenne indipendente, e anche la Piccola Crimea ottenne una certa autonomia, diventando appunto “repubblica autonoma”.  Sul suo territorio rimane tuttavia la base navale russa di Sebastopoli. Il nome di questa città è scritto col sangue, essa subì infatti due terribili assedi, a un secolo di distanza l’uno dall’altro, il primo durante la guerra di Crimea nel 1854-55 (Gran Bretagna, Francia, Regno di Sardegna alleati della Turchia contro la Russia) e l’altro nel 1941-42 (Hitler contro Stalin).

Abbiamo cominciato a pelare la nostra cipolla, e cominciamo a lacrimare.

Allora la Crimea non è sempre stata russa. No, c’è di mezzo un sacco di storia. Chissà perché sono sempre dei posti piccoli, quasi insignificanti, al centro delle grandi dispute fra i giganti della storia. Fino al 1914 questi due giganti erano l’impero ottomano a sud e l’impero russo a nord.  Non erano proprio amici, anzi, le guerre russo-turche erano quasi di routine, e la Crimea era spesso la posta in gioco.  Fu solo nel 1783 che fu definitivamente annessa all’impero dello zar, anzi della zarina Caterina la Grande, l’amica di Potëmkin, quello della corazzata. Prima la Crimea era stato un Khanato tartaro per alcuni secoli, legato all’impero ottomano. Prima ancora, dall’invasione dei mongoli fino al 1441 era nota come l’Orda d’Oro. La parola Orda in lingua turco-mongola vuol dire accampamento..

I tatari o tartari sono infatti discendenti di quei mongoli che tanto terrorizzarono il mondo nel tredicesimo secolo, quelli guidati da Gengis Khan. E’ una popolazione di ceppo turco-mongolo.  Come tante altre minoranze etniche anche i tatari di Crimea durante il periodo staliniano subirono persecuzioni e deportazioni; oggi ne sono rimasti relativamente pochi, solo il 12-16% della popolazione.

Ma attenzione, anche Veneziani e Genovesi sono stati in Crimea. Nel tredicesimo secolo infatti i Genovesi conquistarono le basi veneziane e posero le loro a Cembalo, oggi Balaklava, e controllarono i commerci della regione per un paio di secoli fino all’arrivo degli ottomani.

L’Ucraina stessa, prima di arrivare ai confini attuali, è stata divisa e spartita fra i vari imperi, austriaco, ottomano e russo, ma la storia della Russia ha proprio origine nella Rus di Kiev.

La piccola Crimea, quasi-isola nel Mar Nero, è sempre stata una regione agognata soprattutto dai russi, che incessantemente mirano ad avere una loro base sul Mar Nero, porta verso il sole, verso il Mediterraneo e verso la seconda Roma, Costantinopoli. Ma qui si dovrebbe aprire un altro capitolo, e pelare una cipolla ancora più grossa…

Immagine

Questa mappa del 1769 mostra la penisola di Crimea e la Tartaria Minore in giallo, mentre la Russia è  colorata in azzurro