E’ già passata la festa della donna?

 

E’ bella la mimosa, ma il fiore reciso non mi piace, appassisce subito. Così come non mi piacciono le feste a comando, la festa del papà, la festa della mamma, la festa dei nonni. C’è la festa dei cani, e quella dei gatti? Perché io voglio molto bene al mio cane e ai miei gatti. E la festa dei nipoti? Perché una volta si diceva “fare la festa a qualcuno” nel senso di farlo fuori?

Una giornata speciale non si nega a nessuno. C’è chi dice che la giornata della memoria ti permetta di dimenticare per tutto il resto dell’anno. A proposito di anni, che anno è questo? So che c’è stato l’anno dell’acqua, e l’anno del deserto? L’anno della montagna, e quello del mare? L’anno dei buoni, e quello dei cattivi?  Ma se facciamo fatica a ricordarci che anno è, che giorno è… Ogni giornata è buona, ogni anno è speciale, ma gli anni della guerra? Mi sembra ce ne siano troppi.

Torniamo alla mimosa, alla festa della donna, al femminismo. Fra le parole che non mi piacciono c’è anche femminismo, perché chi la pronuncia gli dà troppo spesso un’accezione negativa. Le “femministe” sono considerate delle esaltate, ai miei tempi le prendevano in giro perché bruciavano il reggipetto, perché gridavano slogan come “Il corpo è mio e me lo gestisco io”.  Erano questi i messaggi che passavano e che il grande pubblico recepiva.

Nossignori, il femminismo vero è ben altra cosa. Noi, in questo ricco occidente ancorché in crisi, siamo troppo eurocentrici, ci dimentichiamo troppo facilmente delle questioni fondamentali. Ricordo come fui colpita nell’udire una frase in un programma della BBC rivolto alle donne (di tutto il mondo): “TUTELA DELLA DONNA È TUTELA DELLA SOCIETÀ”. Osai ripeterla al direttore (un religioso) della scuola (religiosa) in cui lavoravo e me ne feci un nemico.

Le femministe più mature hanno capito che l’importante non è essere come gli uomini o come gli uomini vorrebbero che fossimo, ma valorizzare proprio le differenze.  Pari opportunità, certo, lo stesso lavoro deve essere remunerato nello stesso modo, ma che conquista è poter fare il soldato come un uomo? Ricordo la pena che provai nei confronti delle famiglie delle soldatesse USA che dovevano andare a combattere in Iraq. Ma che società è quella che consente una cosa simile? Provate a mettervi nei panni della mamma che deve lasciare il bambino, ma soprattutto del bambino. La maternità è un privilegio, poterla vivere pienamente deve essere un diritto. Quante donne non lo possono fare, quante donne la vivono come una situazione di stress, in questa società capitalistica.

Facile per i religiosi e i politici fare campagne contro aborto e divorzio, ma perché non si dice semplicemente che aborto e divorzio sono tragedie e invece di condanne e anatemi non si usa un po’ di com-passione, di sim-patia, di com-prensione.

Delle culture lontane dalle nostre si tende a sottolineare soprattutto gli aspetti negativi esteriori, come il velo o il chador, ma guardiamo anche che donne hanno prodotto queste culture, con tutte le loro contraddizioni. Proprio oggi ho sentito una scienziata, scrittrice indiana, Vandana Shiva, attivista politica e ambientalista, che si è battuta per cambiare pratiche  nell’agricoltura e nell’alimentazione; si è occupata anche dei diritti sulla proprietà intellettuale, di biodiversità, biotecnologie, bioetica, ingegneria genetica e altro. E ce ne sono tante di donne così nate in paesi lontani, formatesi in occidente, che lottano per migliorare le condizioni di vita nei loro paesi. Donne che appartengono a più culture e non rinnegano le loro origini, anzi. E lottano, tutti i giorni, per migliorare le condizioni di vita, degli uomini, delle donne e dei bambini, i grandi dimenticati.

Se cerchiamo su Google  gli elenchi di donne importanti nella storia vedremo che ci sono molte sante;  in questa categoria metto anche sante laiche come Florence Nightingale e tutte quelle donne che hanno lottato per i diritti civili – Rose Parks per citarne una. Troveremo anche politiche, scienziate, poetesse e scrittrici. Sono donne non hanno mai amato il sangue. Personalmente io preferisco Madre Teresa a Giovanna d’Arco. Delle suffragette si è parlato sempre con tono spregiativo, ma è grazie a loro che oggi le donne possono votare.

Per la mia crescita come donna, un’importanza fondamentale l’hanno avuta certe scrittrici,  soprattutto inglesi ma non solo, a cominciare da Jane Austen, Charlotte Brontë, Barbara Pym. “Zitelle”, altro termine spregiativo, fiere del loro stato. E poi Anita Brookner, Penelope Fitzgerald, Penelope Lively, Doris Lessing, Muriel Spark, ma anche Natalia Ginzburg e tante, tante altre. Sono delle combattenti, ma la loro arma è la penna. Le loro eroine sono donne normali, sempre intelligenti, che sanno usare il discernimento. Nei loro libri si parla dei problemi e delle difficoltà della vita di tutti i giorni, della cura dei figli, della scuola, delle persone anziane, della fatica fisica, della vita sessuale ed affettiva senza voyeurismo, il tutto sempre condito con tanto sense of humour e buon senso. Sì, me le ha “presentate” la mia amica Giuliana, che tanta parte ha avuto nella mia crescita, e mi sono state di aiuto e compagnia in quella fase di passaggio dopo i quarant’anni, in cui i figli cominciano a crescere e la percezione del mondo intorno a noi comincia a cambiare.

E’ anche grazie al loro aiuto che pian piano ho cominciato a “liberarmi” a guardare alla vita da una prospettiva diversa. Non mi piace la parola abusata “realizzarmi”, cosa vuol dire? E’ una strada, faticosa e sempre in salita, che non finisce mai, che dobbiamo ricercare ogni giorno e trovare con le sole nostre forze.

1 pensiero su “E’ già passata la festa della donna?

  1. Ricordando che tutti gli “ismi” hanno un significato intrinsecamente negativo, io cercherei un’altra parola per definire l’impegno per i diritti delle donne. Lo so che è dificile trovare un termine altrettanto sintetico. Adesso provo a pensarci, ma tu, probabilmente, ci arrivi prima di me.
    Per il resto, sono ammirato, non ho altre parole.

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