STRANE LETTURE

Quando il Times era ancora il giornale più prestigioso del mondo la sua prima pagina non era fatta di titoli a caratteri di scatola, fotografie a colori, notizie di politica internazionale. No, sulla prima pagina del Times c’erano tanti piccoli annunci, scritti in piccolo, fitti fitti. Necrologi, annunci di fidanzamento, matrimoni, nascite, divorzi perché no, lauree, promozioni e trasferimenti oltremare. Agatha Christie fa cominciare un suo romanzo con un assassinio annunciato sul Times per le sette del giovedì successivo. Ancora adesso c’è questa pagina, ma non è più la prima. L’accesso a questi annunci sull’edizione online è a pagamento.

I curiosi inglesi sono quindi disposti a pagare per avere queste notizie ghiotte. Non so se ci siano fotografie, ma di certo, essendo notizie autentiche, diffuse dai diretti interessati, si può verificare se gli articoli pettegoli pubblicati sui rotocalchi che si leggono dal parrucchiere o dal dentista abbiano fondamento reale.

Il culto del pettegolezzo elegante.

Io ho imparato ad apprezzarlo proprio in Inghilterra e sui libri inglesi. Citando ancora Agatha Christie, come potrebbe la sua cara Miss Marple risolvere i casi più complicati se non porgesse un orecchio attento e apparentemente privo di malizia alle conversazioni fatte soprattutto di succosi pettegolezzi nei salotti e nelle cucine delle case da lei frequentate?

Noi in Italia, non avendo un giornale come il Times, dobbiamo accontentarci dei necrologi sul Corriere della Sera. Gli altri non contano. In provincia ci sono interi muri ricoperti di avvisi bianchi e neri, alcuni con un fregio dorato o un fiocco viola, altri addirittura con una figura sacra – un angelo, la morte con la falce – a colori. Più a Sud si va, più l’ornato è lacrimogeno. In Sicilia su alcuni avvisi ho visto anche un accenno alla morte violenta, per ammazzamento, del compianto. Seme di vendetta. Stride il contrasto fra la notizia di cronaca nera sul giornale o peggio alla televisione e l’annuncio murale listato a lutto. Proprio l’altro giorno mentre scorrevano le immagini di un funerale di una giovane morta ammazzata l’obiettivo della cinepresa si è soffermato sull’annuncio bianco e nero affisso sul muro di fianco alla chiesa. Lutto sacro e divertimento profano. Pietà ed empietà. Realtà virtuale e dolore reale.

Tutti si fermano a guardare questi giornali murali. Tutti, senza eccezione. C’è chi lo fa di corsa, prendendo nota mentale solo del nome del caro estinto. C’è chi legge con espressione seria, meditabonda. C’è chi si lascia sfuggire un commento, di solito in dialetto, ma l’era püssé giuvin de mí!. Ma soprattutto ci sono quelli che, senza distinzione di sesso, leggendoli tutti da cima a fondo si mettono a ripercorrere, con l’amica sopraggiunta nel frattempo, la vita del defunto con tutti i particolari in cronaca della lunga malattia, e prendono nota dell’ora del funerale, cui non potranno mancare.

Non c’è niente di male.

E’ un modo per partecipare alla vita della comunità, di accettare la morte come fatto quotidiano, e, in ultima analisi, di esorcizzarla.

Io adesso abito un poco più a nord, e si sa, più a nord si va più si nascondono i sentimenti.

Nella pulita Svizzera non si possono imbrattare i muri con avvisi mortuari.

No, qui si pagano anche le lacrime che si piangono, ho sentito dire un giorno da una povera donna.

Qui l’intrattenimento da necrologio non è gratuito. Tutti infatti comprano il giornale per guardare i morti che sono strategicamente posti in fondo, sempre nella penultima pagina, facili da trovare. Guardare i morti fa parte del galateo locale. Adesso i necrologi si trovano anche sulla edizione online, a pagamento naturalmente.

Non c’è niente di male.

Ogni comunità ha le sue regole.

Io queste riflessioni non le avevo ancora fatte quando ero piccola. Però, essendo curiosa e non avendo ancora la televisione, fin da bambina mi “divertivo” a leggere gli annunci funebri sul Corriere.

Veramente non leggevo solo quelli.

Seguivo con interesse i grandi gialli del tempo. Fenaroli, Ghiani. Io ero innocentista.

Troppo giovane per il caso Montesi, peccato.

Non mi ero persa nemmeno una puntata della storia di quella sfortunata ragazza tedesca, una mondana, Rose Marie.

Poi c’era stato lo scandalo Profumo (il Signor Profumo era un ministro inglese) e una certa Christine, anche lei mondana o modella.

Aprivo il Corriere sul tappeto e me ne stavo sdraiata a leggere le cose più strane.

Avevo una certa cultura in fatto di cinema perché leggevo dalla A alla Z la pagina degli spettacoli. I piccoli manifesti in miniatura riprodotti sul giornale.

E poi i necrologi.

Ho la fortuna di avere buona memoria. Soprattutto per i nomi. La cosa mi ha sempre permesso di bluffare, a scuola prima, in società poi. Non riesco a dimenticare i nomi. Tutto il resto sì.

Ho sempre fatto collezione di nomi.

Nomi di strade.

Nomi di medicine.

Nomi di fiori.

Era un gioco, e forse lo è ancora.

Affrontavo la pagina dei necrologi con curiosità e metodo. Strano, io sono una persona assolutamente disorganizzata e disordinata, ma mi piace molto collocare le informazioni in categorie mentali.

Ecco allora che mi facevo subito un’idea della situazione familiare, finanziaria e sociale dei defunti.

Grazie ad accurati controlli incrociati si capisce subito quale famiglia sia imparentata con quale. Più numerosi gli annunci, più florida la situazione finanziaria. Alcuni conoscenti evidentemente partecipano al lutto per una questione di prestigio o addirittura per farsi pubblicità. Il direttore e il personale della ditta X…

I nobili non sono necessariamente ricchi, a meno che siano stati contratti matrimoni con industriali o commercianti.

Ancora oggi sul Corriere appaiono delle piccole lapidi, perché tali sono, che piangono la morte, avvenuta in una località dal nome augusto, Roccatorquata, Castelbardo, Cortepizzuta, Fossoverdone, di un antico nobiluomo o di una vetusta nobildonna del Sacro Romano Impero, conte di, duca di, principe di, marchesa di, medaglia d’oro, cavaliere di Malta, dell’ordine dei Templari o del Santo Sepolcro, imparentata con Borbone, Orléans, Angiò, Assia, Svevia, Asburgo, Hannover, Romanoff o Savoia, tutto un libro di storia in miniatura.

Non c’è mai nessuno che partecipa al lutto. Solo una lunghissima lista ti titoli nobiliari.

Penso che queste creature di altri tempi, già vecchie appena nate, abbiano in realtà vissuto in miseria, preoccupate di lasciare almeno il denaro necessario per pubblicare un degna iscrizione funeraria. Gli era rimasto solo il nome. Mi fanno molta pena. Perfino i necrologi sanno di muffa e naftalina, veri fossili ormai non più viventi.

Gli avvisi mortuari sono gli unici che contravvengono alle strettissime regole di riserbo e segretezza che in nessun altro caso vengono infrante.

E’ il caso dei defunti appartenenti alla massoneria.

Non capivo da bambina chi fossero i Gran Maestri, cosa fosse il Grande Oriente del Cielo o la Grande Loggia. Che cosa ci facevano la squadra e il compasso? Chi erano i massoni nella vita reale? Soprattutto, dove si nascondevano? Noi non ne conoscevamo e c’era sempre un alone di mistero su queste persone quando se ne parlava.

Non ho mai letto necrologi di massoni appartenuti alla Loggia P2. Forse non muoiono mai.

Gli ebrei invece li riconoscevo dai nomi biblici, Ruth, Sarah, Judith, Levi, Cohen, le dodici tribù. Per loro ho sempre provato sì curiosità, ma anche grande tenerezza. Saranno stati i racconti della mamma e della sua infanzia a Ferrara, Anna Frank, i campi di concentramento.

Altre religioni. La cerimonia funebre si svolgerà nella chiesa evangelica.

Noi abitavamo in provincia. Gli stranieri, gli eretici, i pagani, erano davvero tali, perché non ne avevamo mai visti. Eccoli lì invece proprio sul Corriere, insieme a quelli come noi. Allora non sono solo nei libri di scuola.

I dipendenti del Corriere invece non pagano la partecipazione al lutto. Ogni volta che viene a mancare un personaggio legato al mondo della stampa, tutti i dipendenti partecipano al lutto. Gratuitamente. La lista è lunghissima.

Ci fu grande confusione ai tempi del Grande Scisma. Montanelli aveva lasciato Il Corriere e fondato Il Giornale. Fece un timido tentativo di concorrenza. I necrologi per beneficenza. Non ebbe successo. Il Corriere è il Corriere.

Leggendo tutti quegli annunci avevo anche appreso che a Milano i cimiteri sono due. I ricchi vanno tutti al Monumentale. L’ho visto una volta, mi ha fatto impressione. Non avevo mai ammirato tanti orrori tutti insieme. Non ci sono più tornata. Un nostro lontano parente, vecchio e demente, ha pensato bene di togliersi la vita proprio lì, sulla tomba di famiglia. Che classe!

Dietro quelle righe nere le storie. Si capisce subito se si è verificato un avvenimento tragico o una morte naturale, al momento giusto. E allora si immaginano la vita e gli affetti di queste persone. Storie nascoste, da rispettare. Compiangere, piangere insieme.

Quando avevo tredici anni io non mi soffermavo a pensare. Osservavo, prendevo nota. Quando poi sono andata a studiare Milano mi sembrava di conoscere già molte compagne, perché avevano cognomi familiari, e le collocavo immediatamente nel contesto giusto.

Qui invece, nella provincia svizzera, gli annunci sono diversi. Spesso partecipano gli amici del bar Formula Uno, i compagni della bocciofila, i colleghi d’ufficio, i compagni della classe 4C. Non è più una lettura anonima, una ricerca anagrafica, perché spesso i nomi sono già noti, e le perdite riguardano persone vicine.

Io non avevo mai pubblicato un annuncio. L’unica volta che l’ho fatto, hanno sbagliato a scrivere il mio nome. Hanno scritto Mario e Giovanni insieme ai figli partecipano commossi….

Facile refuso, Mario invece che Maria.

 

N.B. Ho visto con i miei occhi anche necrologi insoliti, come si può vedere da questa immagine.

 

foto-2

 

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