Archivio mensile:settembre 2014

SFACCETTATURE

Quando le parole ci giocano degli scherzi

Alcuni giorni fa mi sono davvero preoccupata. Passo davanti ad una porta di una banca e vedo la scritta PORTA ALLARMATA. Aiuto, perché mai una porta si deve mettere in allarme? Poi ho capito, qualcuno aveva messo l’allarme su quella porta, quindi la porta era allarmata. Ma chi mai, parlando normalmente, dice che una porta è allarmata?
Un’altra volta, dopo aver sofferto per due ore in un grande centro commerciale fuori città, ho inserito lo scontrino nell’apposito apparecchio situato all’uscita del parcheggio sotterraneo. La sbarra tuttavia non si è alzata, la macchina ha risputato lo scontrino ed è apparsa la scritta “BIGLIETTO INVALIDO”.
I due episodi mi hanno sorpreso, ma a torto. Perché mai un biglietto non potrebbe essere invalido o una porta allarmata? Perché le parole sono birichine e amano giocarci degli scherzi. La lingua non è sorella gemella della grammatica e le parole sono anarchiche, sono infatti le prime a non rispettare certe regole. E hanno ragione. Le regole sono venute dopo, e si sono adattate alle parole, non viceversa.
Le macchine non hanno senso dell’umorismo. Ecco perché i traduttori automatici cadono così spesso in fallo. Proprio questa espressione mi fa venire in mente una collega inglese che, durante una riunione, a proposito di alcuni nostri errori, continuava a ripetere: “ma così continuiamo a mostrare i nostri falli”. Risate sotto i baffi dei colleghi, soprattutto maschi…
Ma torniamo al nostro biglietto invalido. Perché no? Molti contrari si formano apponendo un prefisso: in/im, ad esempio possibile/impossibile, felice/infelice. Tecnicamente valido/invalido non fa una piega, ma un biglietto invalido ci fa sorridere, ce lo immaginiamo a letto o sulla sedia a rotelle, poveretto.
Un altro caso potrebbe essere quello di un veicolo fermo. Allora un veicolo in movimento è un veicolo infermo? Forse che le auto da rottamare sono inferme? Meglio non addentrarci in questioni morali, si potrebbe arrivare a discutere l’eutanasia per le macchine. Non esageriamo.
L’antonimo (parola dotta che significa contrario) di cesto è incesto?
Ingiusto è il contrario di giusto, lo sappiamo. Ma se il condutture di un quiz dicesse che la risposta è ingiusta?
Una volta nelle vetrine dei negozi si vedevano cartelli con la scritta “PREZZI FISSI”. Si era più poveri e si chiedevano sempre sconti e rateazioni. I negozianti si difendevano con un cartello. Ma se non fossero stati fissi si sarebbe potuto dire PREZZI INFISSI? Non so. Conto è il contrario di sconto? Se in un negozio vediamo la scritta NON SI FANNO CONTI, cosa dobbiamo pensare, che ti regalano tutto? E se i prezzi non sono scontati, sono contati?
Sì, perché un altro modo molto infido per formare un contrario è aggiungere una “s” davanti alla parola.
Abbiamo così gradevole/sgradevole, contento/scontento, fortunato/sfortunato. Ma sposato è il contrario di posato? Sfondato è il contrario di fondato? Sfuso è il contrario di fuso? Svenuto è il contrario di venuto?
Giustamente una mia amica, definisce certi suoi conoscenti una coppia “scoppiata”. Perché no? Prima erano una coppia, adesso sono separati, quindi scoppiati.
Le parole offrono mille spunti per giocare e per sorridere, soprattutto coi bambini. Tanti scrittori lo hanno fatto, pensiamo a Gianni Rodari, e ci hanno fatto divertire.
Ma proviamoci anche noi. Ecco alcuni esempi.
– Sei disposto ad aiutarmi? No, sono indisposto.” Mi sembra giusto
– È maturo quel fico? No, è immaturo.
– È piegato il lenzuolo? No, è impiegato.
– È fondata la tua teoria? No, è sfondata.
E così via, buon divertimento.

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Mountainman, poteri magici sull’Alpe.

Ho conosciuto un uomo dotato di poteri magici! Non l’avrei mai ritenuto possibile: io, che non sono nemmeno appassionata di Superman, Spiderman, Batman e simili, ho visto con i miei occhi Mountainman!

Da sempre passo le mie vacanze in montagna. Io non sono una montanara “ruspante”, di quelli che dicono la “mia” montagna, sono sempre abbigliati nel modo giusto, vanno più veloci degli altri, raccontano di passeggiate faticosissime fatte di corsa, avventure incredibili vissute. In genere sono persone prive di senso dell’umorismo, al massimo si divertono con qualche barzelletta sporca dopo qualche bicchiere di vino di troppo. No, a me piace la montagna perché è bella, ma non è mia, e a volte mi fa paura, se è brutto tempo, se è troppo ripida o se sto percorrendo un sentiero pericoloso.

Devo dire tuttavia che mi piace sempre di più, forse perché mal sopporto il caldo e soprattutto perché ho la fortuna di avere una casetta in una località montana. Naturalmente ci sono i riti delle vacanze, come le passeggiate nei siti preferiti, belli e facili da raggiungere anche con i bambini.

Uno di questi siti, ma non solo, è così bello che sembra magico. Almeno quando il tempo è favorevole, perché quando piove o grandina può essere molto inquietante. È una bellissima vallata alpina, molto ampia e lunga, se la si percorre tutta si può arrivare in Svizzera, attraverso un passo agibile. A noi basta raggiungere l’alpeggio, una grande piana, una torbiera, un torrente gelido ma limpido, fiori rari sparsi qua e là – fiocchetti bianchi, genzianelle azzurre – capre che si arrampicano sui fianchi della montagna, marmotte che fischiano, un paio di cani pastore, un asino che va a rubare il cibo delle galline, una fontana in cui una volta ho visto cadere un pargolo, con la disperazione dei genitori ansiosi, alcune baite dei pochi residenti.

Due sono i residenti che conosco. La Signora delle Capre, e il Signor Fausto Bianchi. Con loro il rito continua. Si offrono un paio di tavolette di cioccolato alla Signora delle Capre e si scambiano due parole. La mia amica tedesca va oltre, la prega di mungere un po’ di latte per berlo sul posto. Io non ho il coraggio di chiederglielo, è pieno giorno e le capre sono in cima a un dosso a pascolare tranquillamente. L’ora della mungitura è verso sera, quando rientrano.

Beviamo il caffè che ci viene offerto e acquistiamo una forma di caprino. Ammiriamo la baita, linda, con tutto il necessario, fornello, tavolo, sedie, quattro letti a castello nascosti da una tenda e un televisore. Molto dignitosa, ci racconta di aver raggiunto l’alpeggio in sole tre ore dal suo paese, perché, si sa, le capre hanno il loro ritmo. Io, per percorrere quella distanza, impiegherei cinque, sei ore con grandissima fatica.. La sua è una scelta di vita, lei vive con e per le sue capre, e lo fa con grande dignità. Qualche anno fa le chiesi quanti anni aveva, pensando che fosse molto più vecchia di me. Invece è di dieci anni più giovane, ma, se le rughe sono titoli di merito come le medaglie, si è guadagnata molte più medaglie di me,.

E’ lei che scaccia l’asino, presenza rassicurante dell’alpeggio, che ama farsi accarezzare dai bambini e chiede sfacciatamente qualche bocconcino. E’ lei che ci racconta che l’asino lo portano su per fare compagnia al mulo, che lavora un sacco, poveraccio, per andare a prendere il latte delle vacche che trascorrono l’estate all’alpe superiore. Quattro viaggi al giorno, con un carico pesante, ma quando non lavora c’è il simpatico asino a fargli compagnia. Ed è vero. Io li ho visti un giorno che pioveva e tirava vento e grandine e loro due erano quasi abbracciati, per scaldarsi a vicenda. Commoventi.

Dopo la prima visita rituale, alla Signora delle Capre, facciamo qualche metro e incontriamo il Signor Fausto Bianchi. La sua baita è un bijou, pavimento luccicante in ceramica, mobili da cucina in formica colorata, un vaso di fiori sul tavolo. Non possiamo bere un altro caffè, grazie, ma i bambini accettano molto volentieri la Coca Cola. Ha molta ammirazione per gli svizzeri che passano di lì, dice che accettano di buon grado il caffè, ma ricambiano sempre, insomma lo pagano. In Svizzera, si sa, non si ha mai niente per niente. Ci racconta cose interessanti, il signor Fausto Bianchi, ci dice che il formaggio prodotto sopra i duemila metri non ha il colesterolo cattivo. È scientificamente provato, e confermato da un professore di università che viene apposta da lui a comprare il formaggio buono. È da lui che ho scoperto l’origine del nome stracchino, dato al formaggio, ha a che fare con la stanchezza delle vacche. Quando poi racconto questa storia come una cosa nuova e interessantissima, scopro che lo sapevano tutti. Beh, io non lo sapevo e sono grata a Fausto Bianchi per avermela raccontata. Gli chiediamo se possiamo acquistare del formaggio. Allora lui va in “cantina”, un ripostiglio quasi scavato nella roccia, molto freddo, e ci porta un’enorme forma, circa sessanta centimetri di diametro. Il rito prosegue con l’assaggio e apprezzamento di una fettina, si conclude quindi con l’acquisto di una metà della forma. È un po’ sorpreso perché ne acquistiamo metà, molto grande e soprattutto molto pesante da portare in spalla, nello zaino. Ma mio figlio è giovane e forte, siamo in tanti, il formaggio piace a tutti e poi non ha il colesterolo. Ancora un po’ di “small talk”, proprio come dei gentlemen inglesi. Si parla del tempo e della montagna rovinata e violata. Allora Lei è un’ambientalista, mi dice, osservandomi sorridendo da dietro due spesse lenti. Forse sì, ma non me ne rendevo conto, ammetto io. Poi ci dice che fa questo lavoro per passione, anche lui, nonostante i grandi sacrifici, ma d’inverno ha un altro lavoro, sugli impianti sciistici della zona. Sempre al caldo, penso io. Gli chiedo cosa ne pensa di un altro Signor Bianchi che racconta di aver avuto degli incontri ravvicinati con degli alieni, proprio in quella zona. Sembra che poco più sopra ci sia un campo magnetico favorevole all’atterraggio degli UFO, e che dei locali, per stanare i poveri alieni, mettano dei fuochi d’artificio nelle fessure tra le rocce e li facciano esplodere. La zona è ricca di minerali pregiati, forse è per quello che gli alieni scendono. Fausto Bianchi liquida la cosa con due parole: ma quello è un cacciaballe. Però un giorno sì e un giorno no, le locandine dei giornali locali annunciano un avvistamento UFO, un incontro di esperti UfO, e un pranzo di lavoro UFO.

Oggi Fausto Bianchi ha un po’ fretta, dice che deve andare incontro alla moglie che lo vuole raggiungere, perché domani è il suo giorno libero. Il punto d’incontro è a circa un’ora di cammino, dove abbiamo lasciato la macchina. Ci salutiamo ritualmente, con la promessa di rivederci quest’inverno e la prossima estate.

Prendiamo soddisfatti la via del ritorno, cani e bambini in libertà, respirando l’aria speciale e ammirando la magia del panorama che ci circonda, sempre con la speranza di avvistare un UFO o fare anche noi un incontro ravvicinato…

Poco dopo sentiamo un rombo di motore alle nostre spalle e vediamo un centauro quasi volare in piedi su una motocicletta da montagna. L’uomo indossa un costume color argento coi bordi rossi e un casco pure argenteo. Riusciamo ad intravvedere due spesse lenti dietro la visiera del casco. Ci sorpassa librandosi sulle due ruote e ci fa un cenno di saluto. I bambini elettrizzati gridano: ma è Mountainman, Fausto Bianchi ha i poteri magici!

Che avventura, finalmente anche noi abbiamo avuto il nostro incontro ravvicinato.

Ma le sorprese non sono finite qui. Poco dopo, mentre continuimo la nostra discesa, ecco che vediamo una aereomoto che ci viene incontro. A bordo due figure quasi eteree, argentee nelle loro tute speciali. Quando ci superano vediamo che la figura abbracciata a Mountainman è una bella ragazza, con la chioma bionda al vento, e un sorriso radiante di felicità.

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