LA FAMIGLIA KARNOWSKI E YOSHE KALB

Pubblicati anche in Italia i libri di Israel Singer

Non sono una critica letteraria di professione, mi piace parlare dei libri che ho amato per condividere il piacere con gli amici. Un libro è un amico, avere in comune un libro che piace è avere un amico in comune in più, una ricchezza. Quando scopro un autore mi piace conoscerlo a fondo e leggere molte delle sue opere.
L’estate scorsa mia figlia mi ha suggerito di leggere La Famiglia Karnowski, di Israel Singer, i cui libri sono stati pubblicati in Italia solo di recente, il fratello maggiore del più noto Isaac ,
Non sprecherò aggettivi, perché questo romanzo non ne ha bisogno. E’ un capolavoro, punto e basta. La cosa interessante è che ogni lettore ci trova qualcosa di diverso.
E’ una saga famigliare, che descrive le vicende alterne di tre generazioni, dall’emancipazione del padre che si vuole sottrarre al provincialismo e all’arretratezza del povero villaggio in cui vive e si sforza di apprendere il buon tedesco e imparare i modi cittadini per inserirsi nella grande Berlino, al figlio che è inserito nella società della grande città, ama la bella vita, ma diventerà un affermato professionista solo dopo l’esperienza tragica della prima guerra mondiale anche grazie a un buon matrimonio, al giovanissimo “erede” che non ha le spinte del padre e del nonno ma è più confuso, come spesso capita ai giovani che non hanno dovuto combattere per affermare il loro stato, e fatica a discernere tra il bene e il male. Pensiamo a tante storie di nostri immigrati, di self-made men, di grandi famiglie i cui eredi spesso non sono all’altezza dei loro nonni.
E’ la storia di un’epoca che da “belle” è diventata terribile, che ha visto orrori inimmaginabili, che ha avuto bisogno di nuove parole per descrivere ciò che stava succedendo: genocidio, razzismo, nazionalsocialismo, fascismo, campi di sterminio, guerra mondiale.
E’ un romanzo di formazione, e che formazione, di tre giovani, che lottano per la loro crescita, che vogliono disperatamente affermare la loro personalità, la loro autonomia, la loro individualità. Tre padri, tre figli, uno diverso dall’altro.
L’altra mia figlia, psicologa, mi ha detto che vi sono descritte molto bene le “sociopatie” tipiche delle diverse società ed epoche in cui vivono i protagonisti.
E’ la storia, o meglio, l’annuncio, di un’emancipazione femminile, con i suoi risvolti faticosi e dolorosi. A che cosa dovrà rinunciare la bella e intelligente Elsa per affermare i suoi diritti, per svolgere la sua lotta politica?
E’ un affresco sociale, con tutte le sfumature dei sentimenti, degli affetti, dei rancori, delle invidie, delle furberie, delle miserie umane, presenti là dove ci sono degli uomini e delle donne, cioè dappertutto.
Sono ebrei i Karnowski, ma la loro è una storia che va oltre il tempo, il luogo e la religione.
E’ soprattutto una vicenda umana e in quanto tale universale. Non per niente piace a tutti, giovani e meno giovani, uomini e donne.
Un mio giovane collega, che dice di essermi grato per averlo introdotto a un certo tipo di letture – e non è certo analfabeta, essendo laureato a pieni voti in lettere classiche – afferma che La Famiglia Karnowski offusca tutti gli altri libri che ha letto quest’estate, e sono moltissimi.
Di Israel Singer ho voluto leggere un altro romanzo, precedente, Yoshe Kalb. Un caso Bruneri-Canella yiddish, con tutte le ambiguità che può comportare una confusione di identità. Un affresco impietoso di una società chiusa e patriarcale, con le sue regole e le sue leggi a volte crudeli. La descrizione di un microcosmo che si è sviluppato all’interno di un mondo difficile e spesso ostile, come la Zona di Residenza degli ebrei sotto l’impero russo e anche asburgico, dove i pogrom erano frequenti ed era essenziale restare uniti. Ma il prezzo da pagare poteva essere molto alto. Pensiamo al giovane protagonista di questa storia. Un ragazzo adolescente, destinato agli studi rabbinici, che deve sposare un’altra giovanissima, che non ha mai nemmeno incontrato. Vede la moglie di suo suocero il patriarca, poco più che coetanea, e se ne innamora perdutamente, è il suo primo amore. Disperazione, sensi di colpa terribili, vicende drammatiche, nella corte di questo potente capofamiglia. In seguito a una tragedia il giovane sparisce, poi riappare, forse è lui, forse non è lui. C’è un grande processo, inevitabile pensare a Kafka, ma, soprattutto, c’è grandissima sofferenza.
L’associazione a Kafka non deve stupire. Anche il grande scrittore praghese, infatti, aveva studiato a fondo il mondo yiddish e tanti riferimenti ritornano nelle sue storie. Qui non sono velati, è un mondo descritto nei minimi particolari, in tutti i suoi aspetti, le regole ferree, le consuetudini, le superstizioni, le feste e le tragedie, le luci e le ombre. Si stentano a ritrovare i pensieri gioiosi raccolti da Martin Buber ne I Racconti dei Chassidim, ma c’è sempre la voglia di giustizia, l’amore per la legge, la ricerca del bene anche nel male, la voglia di capire. Mi hanno particolarmente colpito queste parole sul “peccato”:
“… Cieco è colui che, se ha incespicato ed è caduto, crede che non vi sia più speranza, poiché Dio è misericordioso, e ha dato all’uomo la forza di riparare il male che ha commesso. E, benché i suoi peccati siano rossi come un filo scarlatto, con il pentimento possono diventare bianchi come la neve.” Diceva una voce…
…Un’altra voce rideva beffarda: “Sciocco è colui che pensa che con i digiuni e le privazioni potrà avvicinarsi all’unità. Sciocchi! Non sanno che il pensiero dell’uomo è mille volte più forte del peccato stesso; e la meditazione sul peccato che non viene commesso è più malvagia del peccato stesso; poiché il peccato in sé è cosa fuggevole, mentre il pensiero è eterno. Poiché quando l’uomo ha ceduto alla cattiva inclinazione, e si è saziato, allora il peccato non è più in lui, perché se ne è liberato…”
Parole affascinanti, che continuo a ricordare, anche dopo mesi che ho finito di leggere Yoshe Kalb.
Ho trovato in casa un libro di Kirkegaard, La difficoltà di essere cristiani. I libri di Israel Singer potrebbero chiamarsi La difficoltà di essere ebrei.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...