Viaggio In Israele 11- 18 giugno 2015 – 1° giorno

Giovedi 11 e Venerdì 12 giugno

Ormai non ci speravamo più. Si era sempre detto che per andare in Israele ci voleva un viaggio speciale, con accompagnatori speciali. Così quando Giancarlo ha proposto questo viaggio ci siamo detti, perché no? Se non ora quando? Se lo organizzano loro sarà senz’altro bello e interessante.
E così è stato.
Non è facile ora raccontare le impressioni, le sensazioni, le emozioni provate durante questa settimana così intensa, ma ci proverò, seguendo il percorso effettuato.
Siamo partiti giovedì11 da Malpensa, con volo El Al, dopo aver incontrato i compagni e la ideatrice del viaggio, Sarah, con i quali si è stabilita subito una corrente di forte simpatia.
A Tel Aviv siamo stati accolti da Ornat, la guida che ci ha accompagnati per l’intero tour, instancabile ed efficiente, che, mentre percorrevamo la strada che porta a Gerusalemme, ha cominciato a raccontarci la storia della nascita dello Stato di Israele a partire dal 1948. Ecco che le vicende lette in Exodus o in Gerusalemme, Gerusalemme di Dominique Lapierre, uscivano dai film e dai libri per ritornare nella loro vera ambientazione. Ornat ha persino intonato i canti ispirati a quei momenti così drammatici. Ci indica anche i nomi di alcune località che oltrepassiamo, come Emmaus!
L’arrivo a Gerusalemme, almeno per chi come me non c’era mai stato, è stato emozionante. La luce del tramonto dava un colore dorato alle case bianche in mezzo al verde degli alberi e sotto un cielo terso. L’aria leggera e pulita, la temperatura ideale. Da una parte una sensazione di déjà-vu, dall’altra una forte emozione, indescrivibile: ma come sono davvero qui, in mezzo alla Storia…
Che uno creda o no, Gerusalemme è una città spirituale, cosa che forse non le ha sempre portato fortuna… E proprio su Gerusalemme e sulla sua importanza per il popolo di Israele ci ha parlato la sera stessa il professor Alexander Rofé, insigne biblista, che ci ha regalato le sue dotte considerazioni in perfetto toscano. Non solo, sempre fra una citazione biblica e un’altra, ma con grande semplicità e chiarezza, ci ha spiegato come nella religione ebraica la preghiera è arrivata a sostituire il sacrificio umano. Affascinante.
Eravamo stanchi, ma Ornat, abituata ad insegnare ai bambini, ci ha fissato la sveglia per le sette del giorno dopo con partenza dall’albergo alle otto e trenta.
Per fortuna il clima era ideale, asciutto, gradevole, non troppo caldo.
Venerdì 12 gugno. Gerusalemme Sacra. Siamo tutti a bocca aperta ad ammirare il panorama dal monte degli Ulivi. Sotto di noi l’immenso cimitero ebraico, di un bianco accecante, con le tombe tutte uguali su cui si posano dei sassolini, secondo l’antico uso ebraico. Varie le spiegazioni sentite al riguardo, una dice che i sassi servivano a sostenere le tombe, un’altra dice che in assenza di fiori nel deserto si metteva una pietra, di certo non si sa, ma è comunque un atto di amore. Cominciamo a scendere, passiamo dalla cappella Dominus Flevit, https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_del_Dominus_Flevit , arriviamo ai Getsemani. Grande emozione. Il giardino con ulivi millenari – testimoni del tempo? – è ben curato. Arriviamo alla Chiesa di tutte le Nazioni. Il nome della chiesa ricorda il contributo di numerosi paesi alla sua costruzione, avvenuta tra il 1919 ed il 1924 ad opera dell’architetto italiano Antonio Barluzzi. La chiesa è conosciuta anche come chiesa dell’agonia in riferimento alla notte che Gesù vi trascorse alla vigilia del suo arresto. Ma è successo davvero tutto qui?
Proseguiamo risalendo verso il Monte Sion, dove ci troviamo nelle strette vie del quartiere musulmano. Un cartello ci dice che siamo nella Via Dolorosa, V stazione! Camminiamo controcorrente con grande attenzione per non essere travolti da una fiumana di uomini arabi che si stanno recando verso la spianata delle Moschee alla funzione del venerdì.
Noi non ci andremo, meglio evitarlo in una giornata festiva. Vediamo anche molti giovani militari, ragazzi e ragazze, che si preparano a fare il turno di guardia proprio in quei luoghi. Meglio prevenire che reprimere.
Dopo tante emozioni ci meritiamo un po’ di riposo e un buon pranzo. Hummus naturalmente, il migliore di Gerusalemme in un ristorantino arabo che Sarah conosce. Certo, Sarah non è sono una persona dotta e saggia, è anche una buongustaia, sempre alla ricerca delle specialità più tipiche, ogni cibo ha una storia, il cibo è un fatto culturale, richiede amore. Così ogni tanto, durante il viaggio ecco che ci farà gustare un frutto, un dolce, uno stuzzichino, ognuno con la sua storia. Grazie Sarah!
Ottimo l’hummus, ottima la birra locale, così come la Limonana, bevanda rinfrescante a base di limone e menta, ma si sa lì i sapori sono speciali.. Se qualcuno gradisce la ricetta eccola:
http://www.israel-travel-and-tours.com/lemonade-recipe.html
Continuiamo la visita passando dal quartiere ebraico, visitando le Quattro Sinagoghe Spagnole restituite al culto dopo la loro liberazione nel 1967, incontriamo tanti abitanti con l’abbigliamento tipico e tanti, tanti bambini. Percorriamo l’antico Cardo che separa i quartieri ebraico e arabo da quelli armeno e cristiano.
Arriviamo al Santo Sepolcro! Sembra impossibile, è qui! Avevo sentito parlare delle dispute fra ortodossi, cattolici e armeni all’interno della chiesa e ne ho avuta conferma. Severissimo infatti il pope a guardia del sito più sacro per i cristiani, che regola il traffico dei pellegrini commossi senza alcuna pietà!
Gli ortodossi, vuoi per vicinanza, vuoi per tradizione – visto che fu Sant’Elena, la madre di Costantino, a lanciare il culto dei luoghi santi – sono molto presenti in Terra Santa, seguiti dai francescani. Anche i protestanti e i nuovi culti cristiani, soprattutto americani, sono molto attivi in Israele, anche se non nei siti più antichi.
Ma la giornata è lungi dall’essere conclusa. Poco lontano dal Santo Sepolcro si trova il luogo più sacro per l’ebraismo, il Muro del Pianto. Imponenti anche qui le misure di sicurezza. Commoventi anche qui le manifestazioni di fede. Ebrei ortodossi ed ultra ortodossi abbigliati con i tradizionali soprabiti e cappelli neri, alcuni con i copricapi di pelliccia, secondo il costume dell’ Europa orientale del 18° secolo, i bambini e le signore vestite per la festa. Il venerdì sera infatti inizia lo Shabbat, la festa settimanale.
E per la sera di Shabbat siamo invitati da una famiglia ortodossa a condividere con loro la cena. Troviamo una tavola apparecchiata con cura, i padroni di casa che ci accolgono con grande calore come se fossimo amici di lunga data. Con molta pazienza ci spiegano i rituali, che comprendono preghiere, parecchi canti e molti brindisi, tutto all’insegna della vita e della riconoscenza. C’è un momento di imbarazzo quando i padroni di casa, con grande pragmatismo, ci invitano a presentarci e dire qualcosa di noi. In realtà è stato il momento che ha favorito la conoscenza reciproca e il nascere di un cameratismo fra i vari membri del gruppo che andrà consolidandosi lungo tutto il viaggio. Benedizione dello Shabbat? Forse.
Cibo e bevande ottime e abbondanti, ma a un certo momento si deve andare perché gli interruttori si spegneranno automaticamente. E’ Shabbat e i più osservanti non possono nemmeno premere un interruttore. Infatti anche in albergo non capivo come mai l’ascensore si fermasse da solo ad ogni piano, come un accelerato. Anacronismi? Mah..

1 pensiero su “Viaggio In Israele 11- 18 giugno 2015 – 1° giorno

  1. Questa storia finale degli interruttori di sabato e dell’ascenscore che si ferma come un accelerato è letteratura pura, che storia! Una storia che si interrompe ogni sabato…

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