Archivio mensile:gennaio 2016

White Elephants ovvero le belle cose di pessimo gusto.

All’inizio di dicembre a Lugano si tiene sempre un grande mercato delle pulci. Ormai è una tradizione. Un paio di anni fa c’era stato un incendio e io mi ero preoccupata molto per quei poveri rigattieri che contano probabilmente sull’incasso di quei tre giorni. Per fortuna il mercato è ritornato puntualmente l’anno successivo.

Tengo molto a quest’appuntamento. Una volta ho visto un nostro tavolo, che mio marito aveva appena scambiato per una scrivania con un amico antiquario. Confesso che mi è venuta voglia di ricomprarlo, poveretto, era lì, tutto solo in ambiente sconosciuto. Pazienza.

Di solito cerco delle matriosche, anche se ormai ne ho parecchie, di varie misure. Quest’anno ne ho trovato una piuttosto grossa, con tanti figli, fatta a mano in URSS, quindi piuttosto vecchia.

Ho visto una teiera di peltro che mi piaceva, ma mi sono controllata e ho rinunciato ad acquistarla. In compenso ho trovato una bella brocca di cristallo – o di vetro – per mia figlia che ne aveva appena rotta una. Giro, giro, osservo tutti questi oggetti in questi stand improvvisati. No, non sono stand progettati da architetti, è tutto piuttosto modesto ed impolverato, poco svizzero, direi. Molti i cani, buonissimi, spesso sembrano anche loro in vendita, sdraiati ai piedi di una signora tutta imbacuccata – di solito fa freddo – seduta su una vecchia poltrona in un angolo intenta a bere un caffè e a controllare i potenziali clienti.

Spesso gli espositori sono interessanti quanto e più della merce in vendita. Indossano vestiti vecchi, soprattutto le signore, scelti fra quelli che vendono. Infatti sono molti gli stand che offrono borse usate ma belle, scarpe fuori moda, sciarpe e foulard di seta, golf in cashmere ed altri abiti vintage, come si dice adesso. Penso ad un paio di colli di pelliccia che ho in un baule, che le mie figlie mi proibiscono di indossare perché sono moderne ed animaliste. Penso alla mia mamma che non buttava via niente, soprattutto le cose di pelle o di lana buona, perché “possono sempre servire, non si sa mai”. Ma lei aveva vissuto la guerra. Penso al solaio della nostra grande casa, dove c’erano bauli pieni di cose vecchie rotte e inutilizzabili, ma perché si tenevano? Quel poco di recuperabile era già stato venduto tutto per poche centinaia di lire allo straccivendolo, che ogni tanto passava di lì. Ricordo la felicità di mia mamma, per quelle vendite allo “strascé”.

Aggirandomi fra gli stand vedo oggetti che mai avremmo tenuto in casa nostra perché pacchiani, la parola kitsch non era ancora di moda. Tazzine scompagnate con bordi dorati, teiere senza coperchio, bocce di vetro con la neve, come mi piacevano, ma erano proibite. Vedo persino un vecchio meccano. Ricordo di aver fatto in tempo a comprarne uno a mio figlio, che mi sembra non ci abbia mai giocato. Era arrivato il Lego. Vedo cesti pieni di giornalini, vecchi libri, e macchinine, proprio come quelle che compravo ai miei bambini, perché non costavano molto, erano piccole e, soprattutto, mi piacevano: l’ambulanza, la macchina della polizia o dei carabinieri e l’autobotte dei pompieri, la mia preferita. Ci sono anche piccoli puffi, barbapapà e personaggi di Walt Disney, proprio come quelli che abbiamo conservato in un cassettino della scrivania di mio figlio, tutti molto preziosi. Manca però Ezechiele Lupo, perché una volta Riccardo, nel rievocare la vicenda dei porcellini e del lupo, era riuscito a catturarlo e buttarlo – ma davvero – nel caminetto acceso.

Guardo sconcertata oggetti che io ho eliminato da tempo, vasetti, caffettiere, cani e gatti di ceramica, tutto un po’ sporco. Rimango sbigottita quando vedo un apparecchio proprio come la mia prima macchina fotografica, Retinette Kodak, che aveva un obiettivo ottimo, funziona ancora perfettamente, non mi sembra così vecchia, ma rimane nel cassetto perché non ho la pazienza di cercare le pellicole.

Ecco un ragazzo che mi saluta, buongiorno prof! Oh carissimo, ma che ci fai qui? Sa, a noi piace, abbiamo chiesto un po’ di oggetti in casa, vecchi dischi in vinile, vecchi libri, sciarpe in cashmere, foulard firmati, asciugamani di lino, tazze piuttosto belle, qualche oggetto d’argento, ma si sa ormai l’argento non va più. Troppa fatica lucidarlo.. Il giovane beneducato è pulito ed elegante. Si dà il cambio con il fratello, un’amica, e la mamma. Le sorprese non finiscono mai.

Decido che non posso comprare niente da loro, troppo umiliante. Passo oltre un banco con vecchi ninnoli, spille, collane, vecchie boccette di profumo, statuette di Capodimonte, proprio come quelle che piacevano tanto a mia suocera e che mi ero affrettata a regalare a delle care signore appena possibile. Sembra siano di valore, ma continuano a non piacermi. Anche quest’anno c’è un commerciante di vecchie armi, lance, spade, scudi, elmi, bastoni da passeggio, orribili busti in bronzo, chissà forse sottratti a qualche tomba. Ma dove vanno a prenderle tutte quelle anticaglie finte, mi chiedo, e perché mai. Forse qui vengono i trovarobe dei teatri e del cinema. Chissà.

Ecco dei collezionisti di cartoline e francobolli, non è il mio campo. Passo oltre. Vecchi libri in tedesco, scritti in gotico. Mi fanno un po’ pena. Sento una voce che mi saluta. Ciao, come va? Ah ciao, è vero, ricordo che andavi a dei corsi di restauro. Sì, questa poltroncina l’ho restaurata io, va con quelle scrivania con la saracinesca scorrevole. E’ la mamma di un compagno della mia figlia più giovane. Molto simpatico, il bambino aveva ereditato la passione dalla mamma. Ricordo che un giorno ci aveva mostrato tutto orgoglioso una valigetta di plastica bianca contenente una mezzaluna, oggetti trovati fra i rifiuti ingombranti. Ero rimasta molto sorpresa, perché la mezzaluna era la nostra, eliminata da mio marito a mia insaputa.

Sai, mi dice l’amica, io non mi affeziono alle cose, ma mi piace comprarne sempre di nuove – cioè vecchie – e per fare ciò devo venderne, perché altrimenti non saprei più dove metterle. Ho appena venduto un paio di scarpe di pitone di mia madre ad una ragazza, che appena le ha viste se ne è innamorata.

Ha alcuni oggetti piuttosto ricercati, ma non li posso acquistare: poiché io non vendo, non ho più il posto per mettere quasi niente. La saluto con affetto e proseguo il mio giro.

Osservo affascinata alcune persone, c’è una signora con un gran cappello rosso, un vecchio cappotto grigio con cintura rossa e collo di volpe, ma non ho il coraggio di fotografarla, mi sembrerebbe scortese. Una signorina gentile mi saluta come se mi conoscesse. E’ accanto ad uno stand distinto, con pochi oggetti, una statuetta di mercurio come quella che aveva mio nonno, dei fermacarte e, al posto d’onore, uno stivale con lustrini. Guardo meglio, affascinata, si tratta di una lampada! Mi chiedo da dove possa venire un oggetto simile, se non da un bordello parigino. Mi permetto di chiedere informazioni al distinto signore che a quanto pare lo sta vendendo. Mi guarda sorridendo: ”Brutto, vero?”, mi dice. “Beh, in effetti.., ma mi dica da dove viene? “ “Vede, noi siamo avvocati e abbiamo uno studio anche a Milano, in un palazzo dove abitano delle modelle straniere, magari brasiliane, che vanno e vengono, e che, quando partono, abbandonano o vendono le loro cose.”

“Ah – riesco a dire – allora questo è un hobby?” “Sì, non ci facciamo mancare niente”, mi risponde il distinto avvocato, strascicando la erre.

Dimenticavo, la bella brocca che ho comprato per mia figlia l’ho presa proprio lì, a quanto pare era appartenuta alla nonna del distinto avvocato.

Torno a casa con la brocca e la matriosca, decisa a partecipare anch’io al mercato delle pulci l’anno venturo. Devo assolutamente cominciare a raccogliere gli oggetti più brutti che ho in casa. White elephants, li chiamano gli inglesi, elefanti bianchi, oggetti di cui ci si vuole disfare, in genere destinate alle pesche di beneficienza. Chi può tenere in casa lampade a forma di scarpa o scarpe a forma di elefante?

 

 

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ANNO NUOVO VITA NUOVA, QUANTI BUONI PROPOSITI!

Nei paesi anglosassoni è tradizione stilare una lista di buoni propositi per l’anno nuovo. Buoni propositi che saranno dimenticati dopo pochi giorni. Noi ci limitiamo a dire anno nuovo, vita nuova.

I giornali pubblicano retrospettive degli eventi, in genere tragici, dell’anno passato, e i rotocalchi propongono previsioni più o meno scontate per l’anno che verrà. Una cosa che vorrei fare da tempo, ma che non ho mai avuto la costanza di mettere in atto è di confrontare le previsioni con le retrospettive.

Forse è una svogliatezza non casuale, chi ha voglia infatti di rivivere i guai passati? Anche le previsioni, le profezie   apocalittiche, con numeri cabalistici, quartine di Paracelso e altro ancora lasciano ormai il tempo che trovano. I meno giovani ricordano che la fine del mondo era stata prevista già molte volte, per non parlare del segreto di Fatima e del fatidico 2000. Invece eccoci qua come sempre, a fare la coda alla cassa del supermercato, ad aspettare il treno in ritardo, a lottare per la pagnotta e per un posteggio libero.

Allora meglio celebrare l’inizio del nuovo anno – dimenticando la fine di quello vecchio – con questo rito propiziatorio, un po’ infantile, dei buoni propositi. Attenzione, almeno dieci devono essere, non uno di meno.

Mi sono divertita a curiosare in rete per vedere che cosa promettono di fare gli internettari di buona volontà . Promesse e buoni propositi virtuali, naturalmente. La maggior parte dei bloggers lamentano di essere internet-dipendenti e sono immediatamente consolati da amici virtuali con lo stesso problema. Mi fanno venire in mente mia suocera, persona intelligente, che aveva il coraggio di dire: “Che barba quando non c’era la televisione!” Confessione per confessione, vi mette più in crisi la lavapiatti rotta o il computer fuori uso? Io non potrei più fare a meno né di internet né del computer, né dell’iphone o del tablet, lo ammetto.

Ma ecco altri esempi di buoni propositi virtuali:

 

  1. Smetterla di scrivere e-mail, twits, sms al collega della scrivania accanto, al marito o alla moglie;
  2. Passare meno tempo al computer o guardando lo smartphone, ma guardare negli occhi le persone con cui mi trovo, anche se sconosciute (questo vale anche per me);
  3. Giocare meno in rete e dedicarsi all’infanzia trascurata (i propri figli o nipotini);
  4. Prima il dovere poi il piacere, prima i lavori di casa poi Facebook o Twitter ;
  5. Smetterla di controllare la posta ogni cinque minuti a partire dalle 6 della mattina. Il principe azzurro non ha tablet, ma solo un cavallo bianco;
  6. Cancellare messaggi, files e foto inutili;
  7. Non mandare immagini o video “buffi”, che non fanno ridere nessuno;
  8. Ricordarsi le password usate;
  9. Avere il coraggio di dimenticare a casa il telefono!

  

Poi naturalmente ci sono i buoni propositi classici, che riguardano soprattutto la sfera del piacere, da sempre associato a tragici sensi di colpa:

  1. Smettere di fumare è socialmente “in”;
  2. Ricordarsi che l’alcool contiene calorie inutili;
  3. Il cioccolato è superfluo in una dieta sana;
  4. Dimenticare che esistono il salame o il prosciutto;
  5. Fare acquisti quando si è depressi aggiunge senso di colpa alla depressione, aggravandola;
  6. Guardare la televisione non favorisce la crescita culturale;
  7. Leggere tutti i libri che aspettano sul comodino invece ti migliora culturalmente ed intellettualmente;
  8. Scrivere o telefonare o fare visita alla vecchia zia; l’avevi promesso quando eri scout;
  9. Programmare il lavoro – o i compiti – o i pagamenti, anche se non ti arricchisce, ti fa sentire meglio;
  10. Usare il cellulare o il programma di posta elettronica per ricordare i buoni propositi, pour épater les bourgeois
  11. Aprire tutte le buste che arrivano, non è detto che siano tutte fatture o multe;
  12. Leggere le clausole scritte in piccolo prima di firmare qualsiasi cosa, a che cosa servirebbero gli occhiali?;
  13. Essere tutti più buoni…;

 

Banalità. Ho pensato però che non dovremmo essere noi a scrivere i nostri buoni propositi, la lista dovrebbe invece essere compilata da chi vive con noi. Sarebbero senz’altro più aderenti alla realtà e la loro attuazione comporterebbe davvero un salto di qualità nella vita di coppia. Ecco ad esempio cosa potrebbero scrivere mio marito per me.

 

  1. Ricordati di far da mangiare al momento giusto e non abbandonare mai i fornelli, per nessuna ragione al mondo, mentre cucini;
  2. Non perdere gli scontrini del bancomat o della carta di credito;
  3. Non comprare cose inutili;
  4. È proprio necessario passare tanto tempo o al computer?
  5. Inutile comprare vestiti o scarpe nuove quando gli armadi sono stracolmi;
  6. Andare a letto alla stessa ora, così non ci si sveglia quando si è appena addormentati;
  7. Non aspettare che il sacco della spazzatura esondi;
  8. Lasciare più in ordine il bagno;
  9. Provare a guardare tutto, ma proprio tutto, con gli occhi del tuo compagno, anche sotto i mobili.
  10. Non pensare ad altro mentre tuo marito parla.

 

Tutti progetti irrealizzabili comunque.

Perché allora non provare a fare un altro tipo di elenco, la lista dei buoni propositi trasgressivi? Ci aiuterebbe a combattere quei sensi di colpa che ci perseguitano da quando scrivevamo le letterine di natale ai nostri genitori promettendo di essere più buoni.

Come questi per esempio:

 

  1. Se ho voglia di un cioccolatino non ne mangerò uno solo, ma tutta la scatola, è un antidepressivo naturale;
  2. Una sigaretta, perché no?
  3. Voglio credere all’oroscopo e farò di tutto per incoraggiare quell’ Ariete..;
  4. Assaporare un dolce è un fatto altamente intellettuale, pensiamo alle Madeleinettes di Proust;
  5. Ho deciso di iscrivermi a un corso per sommeliers, degustare il vino è un’arte che richiede grande competenza;
  6. Fare sport non è necessario, come dice Andreotti i suoi amici sportivi sono già tutti morti;
  7. Dormire il più a lungo possibile è indispensabile, mia mamma diceva che per i bambini il sonno è nutrimento, chi vuole avere denti d’oro in bocca?
  8. Mai avere fretta, rimandare tutto quello che si può rimandare, soprattutto morire.
  9. Ignorare tutti i buoni propositi.

 

 

Buon anno a tutti!