La Luna Rossa suona a Napoli

Ho appena letto un libro diverso, La Luna Rossa, di Lorenzo Sassoli de Bianchi. Diverso da quelli che leggo normalmente, diverso perché è un libro musicale, e io, purtroppo, sono stonata come una campana.  Diverso perché è una favola e io ho superato il tempo delle favole.

Diverso perché racconta due città senza essere né una guida né un racconto di viaggio.

L’ho letto con piacere e sono arrivata in fretta alla fine. Penso che questo basti a far venir voglia di leggerlo.

Ma c’è di più. Prima di tutto la lingua. Credo proprio che l’Autore abbia frequentato il grande Umberto Eco e abbia  fatto tesoro dei suoi insedgnamenti. Ogni frase, ogni paragrafo, soprattutto nella prima parte, nasconde qualcosa. Ogni parola ha due facce, due significati, uno palese e uno nascosto. Al primo momento questi giochi di parole mi hanno lasciata perplessa, anche sbalordita, ma poi, continuando la lettura ho cominciato a giocare anch’io insieme all’io narrante, Ninetto Romano, il fanciullo musico che non si considera un ragazzo prodigio, ma solo uno scugnizzo napoletano, buono e affettuoso.

E così ho visto suonare una tromba delle scale, il suono di una chitarra trovata nel mare è diventato anfibio, gli spaghetti sono stati  allietati con note veraci. Sarà tuttavia  il lettore a cercare i sgnificati reconditi,  a divertirsi con questo raffinato libro enigmistico.

Libro colto, dicevo. A parte la musica e le canzoni, di cui purtroppo non sono un’esperta, i riferimenti letterari, storici e artistici non si contano. Ma anche questi non sono palesi o pedanti, non affaticano il lettore, che, se vorrà, potrà consultare Wikpedia, oppure potrà lasciarsi semplicemente accompagnare dal ritmo armonioso del racconto.

C’è una nona nota nella musica di Jerry Romano, il padre di Ninetto, il sognatore, musicista utopista, pilota marino innamorato, fiducioso e ottimista incorreggibile. La nona nota è rol.

Perché no, in fondo somiglia a sol, avrebbe potuto anche essere bo, perché no. Invece è proprio rol.  Che cosa, chi si cela dietro a queste tre lettere? Qualcuno ha sentito parlare di Gustavo Rol, personaggio controverso, misterioso, sensitivo, mago prestigiatore? 

Libro colto, dicevo. Solo un appassionato del grande poeta Eugenio Montale può chiamare una band rock-americano-napoletano Ossi di Seppia. Appunto, perché no.

Anche il grande amore e rispetto per le protagoniste femminili del libro nascondono l’ammirazione per le grandi donne napoletane, eroine, poetesse, da Matile Serao, a Eleonora Fonseca de Pimentel, a Maddalena Cerasuolo, o alle donne napoletane che conosciamo tutti.

Napoli ha radici antichissime, io avevo uno zio grande studioso che ammirava moltissimo Napoli e i napletani, diceva che erano gli unici che avevano saputo tener  testa agli antichi  romani.  Ricordo che, oltre agli scavi di Pompei e Ercolano, ero stata molto copita da Cuma e dal suo famoso Antro della Sibilla. Chissà, forse è consultata ancora oggi.  È solo a Napoli che c’è un Santo che fa i miracoli a comando, è solo qui che la cabala è diventata una scienza. È solo qui che persone serie e raziocinanti vanno in pellegrinaggio dalla Mamma Schiavona, la madonna nera protettrice dei femminelli (omosessuali e transessuali). Confesso che io, che napoletana non sono, non conoscevo di questa interessantissima pratica, così come non conoscevo l’esistenza di questa madonna nera dai tratti orientaleggianti.

Tutto questo fa la sua discreta comparsa nel libro, non sotto forma di erudito trattato antropologico, ma come pagine di vita, legate alle sofferenze e alle speranze di questo popolo e dei protagonisti della vicenda.

Nella mia profonda ignoranza non conoscevo neanche il famosissimo Cristo Velato, straordinaria scultura di Giuseppe Sanmartino nella Cappella Sansevero.  Che voglia di vederlo mi è venuta leggendo il libro. Come  può un velo essere di marmo e come si fa a porlo sopra un Cristo Morto? Eppure.

Il ritmo della narrazione cambia quando la scena si sposta a New York. Sempre racconto d’amore è, ma per un’altra città, che più diversa da Napoli non potrebbe esere. Cambia la musica, cambia il set, si aggiungono altri personaggi. Essere poveri a New York è più faticoso che essere poveri a Napoli. Anche lì sono tanti i topos letterari e musicali, spesso intrecciati fra di loro,  come Strawberry Fields dove, non a caso,  sono state sparse le ceneri di John Lennon.

Come in tutte le più belle favole non c’è violenza, non c’è razzismo, solo il bello e il positivo emergono spinti dalla fiducia e dalla volontà di Jerry Romano.  Come i quattro ragazzi neri con cui Ninetto canterà rock napoletano, come il leader dei R.E.M. – non a caso un nome onirico –  Michael Stripe, che scopre Ninetto, come lo stesso Tom Waits, presenza iconica costante nel libro, che si materializzerà  in modo miracoloso. E qui mi fermo, per non fare uno spoiler..

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1 pensiero su “La Luna Rossa suona a Napoli

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