CATERINA E I PRODOTTI SELVATICI NON LEGNOSI

In fondo essere un po’ ignoranti è una fortuna. Si possono scoprire nuove cose in continuazione. Ieri, ad esempio, Caterina ha scoperto che esistono i prodotti selvatici non legnosi. Ha  scoperto su facebook, che Caterina ritiene di utilizzare in modo virtuoso, evitando turpiloquio e insulti, una notizia riguardante la tassazione dei raccoglitori di funghi. Caterina non trova funghi buoni quasi mai, ma le piacerebbe molto, così si accontenta di ammirare le bellissime foto che gli appassionati pubblicano sui loro “post”. Ieri però è circolata su fb una notizia allarmante: si paventava una tassa di 100 Euro per i raccoglitori di funghi e prodotti non legnosi. Alzata di scudi degli appassionati, aiuto, ci toccherà pagare un’altra tassa? Ecco un brano tratto da un articolo del 24 Ore, che dovrebbe essere una fonte attendibile:

Spuntano sconti come e per i funghi.  Il ritocco inserito nel maxi-emendamento prevede che le persone fisiche che in via occasionale si dedicano alla raccolta di «prodotti selvatici non legnosi» potranno versare 100 euro come imposta sostitutiva dell’Irpef e i corrispettivi incassati non si cumuleranno agli altri redditi. Per rientrare nell’attività occasionale, gli incassi dalla raccolta di funghi, tartufi e altro ricompresi nel codice Ateco 02.30 non dovranno essere superiori ai 7mila euro. Non è comunque dovuta alcuna imposta se i corrispettivi della raccolta rappresentano l’unico reddito del contribuente e non superano i 4.800 euro annui.” 

Lasciamo perdere i primi commenti banali che verrebbero spontanei. Ma come, in tempi tecnologici come i nostri si torna alle gabelle sul sale, ai dazi sul grano, ai monopoli sali e tabacchi, ma dove stiamo andando? Come sempre in questi casi, Caterina non ci ha capito niente, e non solo lei, credo. Ma è curiosa, così, con la complicità di google si è messa all’opera e ha scoperto tutto un mondo che forse avrebbe dovuto conoscere, ma su cui non si era mai fermata a riflettere. Ambiguo, e forse inappropriato, anche il significato della parola “occasionale”. Cosa si intende con occasionale? Stagionaleo riferito a qualcuno che ha avuto la grandissima fortuna di trovare un tartufo o un fungo gigante? Signori legislatori, vi paghiamo profumatamente, siete stati a scuola, quindi dovreste essere capaci di usare un dizionario, e allora fatelo!

Il testo della legge è confuso e quasi incomprensibile ai più, probabilmente scritto dall’azzeccagarbugli di turno, che ha forse imparato a fare copia e incolla ma non ha rinunciato a usare i soliti termini in burocratese. Così i giornali cercano di semplificare, col risultato che si capisce ancora meno.

Ma torniamo al nostro trafiletto. Cos’è il Codice ATECO? Caterina non lo sa ma lo scopre: Classificazione Attività ECOnomiche. ATECO, certo, lo sanno tutti. Ecco cosa si trova sotto ATECO 02.30, che non sono le due e mezzo del pomeriggio o della mattina. 

02.30 – Raccolta di prodotti selvatici non legnosi

  1. funghi, 
  2. tartufi, 
  3. bacche, 
  4. frutta in guscio, semi, pinoli, ecc.
  5. balata e altre gomme simili al caucciù,
  6. sughero, 
  7. gommalacca e resine, 
  8. balsami, 
  9. crine vegetale, 
  10. crine marino, 
  11. ghiande,
  12. frutti dell’ippocastano, 
  13. muschi e licheni

Allora, fino al numero 4 nessun problema, ma cos’è la balata? Google mi dice che è un dirigente sportivo, un paese siciliano dove è attiva anche Cosa Nostra, poi finalmente scopro che la balata che ci interessa è il prodotto della coagulazione del lattice ricavato da alcune specie di alberi della famiglia delle Sapotacee”. Insomma una specie di gomma. Ma dove crescono queste piante? Guiana, Giamaica, Venezuela, Brasile; ma anche sulle coste dell’Africa equatoriale, nella Nuova Zelanda e in qualche zona dell’Australia. Insomma una pianta autoctona delle nostra latitudini. 

E il crine marino? Ecco: alcune erbacee marine disseccate, come Zostera marina, detta crine vegetale marino, e Posidonia oceanica, entrambe frequenti lungo le coste. A quanto pare su Amazon si possono trovare cappelli in crine marino. Interessante. 

Caterina ha poi cercato informazioni sull’uso dei frutti dell’ippocastano, amari e tossici per l’uomo, non adatti a cavalli, cani, gatti, conigli, roditori d’appartamento quali scoiattoli, criceti, e simili, da dare con moderazione ai suini e ai bovini, previo particolare trattamento.  Alle vacche da latte la quantità deve essere dimezzata.  Però, e questa è una notizia preziosa, il gemmoderivato dell’ippocastano è efficace contro le emorroidi.  Fantastico!

Forse da questa lista mancano il miele  e perché no, anche i concimi naturali, il guano e altri .. 

Ma non dovremmo scherzare su un argomento che in realtà è molto serio. Ci sono paesi, come la Carelia, Finlandia, in qui queste attività sono favorite purché non rechino danni ai proprietari e all’ambiente.  In Finlandia e nei paesi nordici alla nostra lista si aggiungono anche il fogliame decorativo e gli alberi di Natale.  

Ecco, ritorniamo a questa parola, ambiente.  Si torna sempre lì, e allora perché non parlarne di più anche nelle leggi, anche nelle manovre finanziarle, per tutelarlo e proteggerlo?  Bosco, che in inglese si dice “wood” come legno, è una parola così simile a “food”, cibo, ma anche così connessa ad esso. Ed entrambi sono essenziali per la nostra vita.

Commenti

ciao Zia, non sono un tributarista, ma vedo che la tassa e’ unicamente a carico di chi trae un corrispettivo dai “prodotti non legnosi” che raccoglie, commercializzando e quindi incassando denaro dalla vendita degli stessi (senza voler difendere nessuno, ma tutto sommato non mi sembra una cosa poi così bizzarra: in tempi passati sono state introdotte gabelle ben più vessatorie ed ingiuste – ne so qualcosa – e, stranamente, nessuno ha mai “alzato gli scudi”). Penso che i veri appassionati (quelli che non lucrano sulle bellezze e dai frutti del bosco) possano dormire sonni tranquilli. 

…. e ancora …

…visto che hai stimolato la mia curiosità, per completezza d’informazione ho approfondito un pò la questione dei “prodotti selvatici non legnosi” ed ho fatto una breve ricerca.
Questa è la versione della norma proposta al Senato lo scorso 16 dicembre:

«Art. 34-ter – Regime per i raccoglitori
l. I raccoglitori occasionali di prodotti selvatici non legnosi di cui al codice di attività 02.30.00 della tabella ATECO nonché i raccoglitori occasionali di piante officinali spontanee di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 21 maggio 2018, n. 75, che nell’anno solare precedente hanno realizzato un volume d’affari non superiore ad euro 7.000,00, sono esonerati dal versamento dell’imposta di riferimento e da tutti gli obblighi documentali e contabili, compresa la dichiarazione annuale

Ergo, in prima battuta era prevista addirittura l’esenzione totale dalla tassazione (legata ad un “volume d’affari realizzato” e quindi da sempre soggetta, come per qualsiasi reddito d’impresa, a tassazione) in favore delle piccole Imprese (si parla infatti di Attività Economiche – codice ATECO) che, avendo appunto un volume d’affari sotto i 7.000 €, sono considerate come “raccoglitori occasionali” (in questo modo vengono distinte dai soggetti che svolgono l’attività economica di raccolta in modo “commerciale/professionale”, ovvero le Imprese che hanno volumi d’affari ben superiori).

Da quel che vedo, la norma è stata infine approvata (e in qualche modo mediata/mitigata) eliminando l’esenzione totale ed introducendo una tassa forfettaria di  100 euro a carico dei soggetti con volume d’affari inferiore ai 7.000 € (e prevede in ogni caso l’esenzione totale dalla tassazione per l’Impresa che ha un volume d’affari pari ad un massimo di 4.800 €, a condizione però che l’introito della commercializzazione dei “prodotti selvatici selvatici non legnosi” costituisca l’unica fonte di reddito).

A dispetto di certe notizie e dei soliti allarmismi (ho trovato su internet cose pazzesche!), il classico “fungiatt” può quindi stare sereno 🙂 e non c’entra nulla con la manovra finanziaria.

Ciao.

A presto!

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