La Sindrome del Cagnolino

La sindrome è una malattia o non lo è?  Di solito è un insieme di sintomi, quindi se è una malattia è difficilmente diagnosticabile e spesso difficilmente curabile. Questa parola è stata adottata nei casi più strani, che ben poco hanno a vedere con la medicina. Pensiamo alla sindrome di Stoccolma, alla sindrome cinese, ricordate il film, o alla romantica sindrome di Stendhal.

Non so se la sindrome del cagnolino sia catalogata come tale, ma proverò a descriverla. Avete presente quei cani piccoli, proprio brutti poveretti, che non potrebbero mai essere scritturati per fare la pubblicità alla carta igienica? A volte sono randagi, spesso si accompagnano a padroni più miserevoli di loro, sempre attirano antipatia. Il piccolo pechinese col nastrino, accompagnato da una signora con capelli giallo stoppa, mal truccata, che indossa una vecchia pelliccia. Il barboncino tosato come un pupazzo di cattivo gusto come quelli che si vincono al luna park, e così via.

La sindrome del cagnolino è semplicemente la voglia di prenderlo a calci.

Pensate invece al sentimento di timore che incutono i cani lupo per non parlare dei Rottweiler, dei doberman o dei pittbull.

Nessuna sindrome in quei casi, solo fifa nera.

Ma non è argomento su cui scherzare.

Quante volte sentiamo di un povero barbone picchiato, se non ucciso, da giovinastri cattivi e vigliacchi. Questi figuri evidentemente soffrono di una forma devastante della sindrome del cagnolino, aggravata dal fatto di essere in un branco.

Se allarghiamo ulteriormente il concetto, se un individuo vile si unisce ad altri individui vili in tempi in cui sono permesse le peggiori nefandezze nel nome di falsi ideali, allora vedremo che il male che si può fare non ha fine. Se poi questi esseri sono guidati da altri individui ancora più cattivi ma intelligenti, ecco il disastro totale.

I genocidi, gli stermini, le pulizie etniche, cominciano sempre così:  esseri vigliacchi che infieriscono su creature indifese, più deboli, disarmate. Non è mai uno scontro onesto, ad armi pari, come potevano fare gli Orazi e i Curiazi.

Possiamo fare qualcosa contro questo male?

Non so, forse cercare di stroncarlo sul nascere, quando i danni sono ancora rimediabili.

Forse non sottovalutare i sintomi, se li sentiamo in noi o li riscontriamo in persone che conosciamo.

Non facciamo finta di non vedere.

E soprattutto ricordiamo, ricordiamo, ricordiamo.

A. C.

“Sometimes we must interfere.  When human lives are endangered, when human dignity is in  jeopardy, national borders and sensitivities become irrelevant.  Whenever men or women are persecuted because of their race, religion, or political views, that place must – at that moment – become the center of the universe.” 

Elie Wiesel , premio Nobel per la letteratura.

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