Viaggio In Israele – 11- 18 giugno 2015 – Secondo giorno

Sabato 13 giugno

Si parte di buon’ora verso il Mar Morto. Di colpo il paesaggio cambia e ci troviamo nel deserto di Giuda. Ma non è sempre deserto, vediamo coltivazioni di palme e altro, niente ferma i coltivatori israeliani!
Prima sosta. Fiume Giordano, sito battesimale di Giovanni Battista. Chi si aspettava un fiume ampio, con acqua limpida, forse è rimasto deluso, perché ci siamo trovati presso un canale con acqua densa, con un canneto ai lati, ma siamo stati subito ricompensati da uno spettacolo insolito. E’ infatti giunto un folto gruppo di etiopi cristiani, accompagnati da una suora bianca e un sacerdote, che si sono apprestati a immergersi nelle acque del Giordano indossando tutti una veste bianca. E’ stata un’immagine molto suggestiva.
Si prosegue in questo paesaggio pieno di luce, verso Qumran.
Altro nome pieno di significato. Chi non ha sentito parlare dei famosi rotoli e del loro ritrovamento fortuito? Ma trovarsi qui, su questo bastione in mezzo al deserto apparentemente inospitale, con questa luce, e pensare al povero pastore che fece questa scoperta così importante poco più di sessant’anni fa, è davvero una grande emozione. Apprendiamo che qui viveva una comunità, si può dire di monaci, di asceti, che si definivano Figli della Luce, certamente di scribi, che avevano una loro regola, dei loro riti, cui si attenevano scrupolosamente. Fiumi di parole sono stati scritti sui rotoli di Qumran, anche in rete si possono trovare tutte le informazioni possibili, quindi non mi dilungherò oltre. Ricordo solo l’emozione di Sarah nell’osservare uno scritto ritrovato, il suo piacere nel leggere e capire un testo biblico scritto più di duemila anni fa, ancora oggi perfettamente comprensibile!
Sito spettacolare, panorama mozzafiato, come ci ricordano le tante foto scattate.
A Gerusalemme potremo osservare i manoscritti originali nel museo creato appositamente per loro, detto il Tempio del Libro.
Ancora un tratto nel deserto e nuova tappa, questa volta a Masada.
Altro nome leggendario ed evocativo che tutti abbiamo in mente. Masada è una cittadina, fortificata da Erode il Grande, arroccata su un promontorio roccioso nella Giudea sud-orientale. Difficilissima da raggiungere e pressoché inespugnabile – noi ci siamo arrivati in funivia – era circondata da mura alte cinque metri lungo un perimetro di un chilometro e mezzo, con una quarantina di torri alte più di venti metri. La cittadina era dotata di terme con caldaia centrale, magazzini sotterranei e ampie cisterne per la raccolta dell’acqua che le avrebbero garantito una lunga autonomia in caso di assedio. Nel 66 fu conquistata da un migliaio di Sicarii – fazione estremista del partito ebraico degli Zeloti – che vi si insediarono con donne e bambini.
La fortezza divenne nota per l’assedio dell’esercito romano durante la prima guerra giudaica e per la sua tragica conclusione. Lo storico Giuseppe Flavio infatti racconta che, nell’anno 74. quando i soldati romani vi entrarono senza trovare resistenza, davanti ai loro occhi trovarono solo una orrenda ecatombe: il suicidio collettivo della comunità ebraica dei Sicarii che aveva resistito al potere di Roma anche dopo la caduta di Gerusalemme e la distruzione del Secondo Tempio. Masada è divenuto uno dei miti fondatori del moderno stato di Israele, un po’ come il nostro Guglielmo Tell. Infatti sulla collina di Masada per anni i soldati d’Israele hanno prestato il solenne giuramento che recitava così: «Noi rimarremo uomini liberi, Masada non cadrà più». Non sono pochi tuttavia gli studiosi che mettono in dubbio l’assoluta attendibilità del racconto di Giuseppe Flavio. Vorrei però ricordare che non è il solo esempio di un suicidio collettivo di ebrei che si conosca, anche se la religione ebraica lo condanna. Nel 1190 a York, in Inghilterra, vi fu un grande incendio. Qualcuno accusò l’ebreo Baruch di averlo provocato e la folla si scatenò contro di lui e la sua famiglia uccidendoli e saccheggiando le loro proprietà. Gli altri ebrei della comunità si rifugiarono nella torre Clifford, dove rimasero in trappola per alcuni giorni, sempre circondati dalla folla inferocita, finché non scoppiò un incendio anche lì. Alla fine molti si tolsero la vita dopo aver ucciso essi stessi i loro famigliari. Molto triste.
Dopo tanta storia, l’ultima tappa della giornata, molto più rilassante, l’agognato bagno nel Mar Morto! Quattro signore del gruppo che esibiscono una forma di body art con fango locale sono state ritratte in una memorabile foto.. Ma è proprio vero che si galleggia! E’ come fare un bagno di bellezza. Come ci vantavamo della morbidezza della pelle dopo la nostra immersione!

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