Russi, svedesi, americani. I libri che mi hanno cercata e trovata.

di Hannes Holm.Come scegliamo i libri che ci fanno tanta compagnia? Forse la domanda è mal formulata. Siamo noi che li scegliamo o sono loro che si impongono? Propendo per questa seconda ipotesi. È il libro che arriva con prepotenza sul mio comodino. Non solo, a volte porta con sé amici, colleghi, figli, e fratelli.

E’ successo così con gli scandinavi. Non li conoscevo proprio, neanche sapevo che esistessero, fatta eccezione per Pippi Calzelunghe, le favole di Andersen, i film di Bergman e pochi altri, tipo Ibsen e Strindberg, che tuttavia sapevano un po’ di grigio e vecchio. La supponenza dell’ignoranza.

Alcuni anni fa sono letteralmente inciampata nei gialli truculenti di Stieg Larson, che mi hanno “trattenuta” in Svezia per settimane, ma ero in vacanza, potevo permettermelo. Poi è atterrata sul mio piccolo e affollato comodino la storia di un collezionista, “L’Arte di collezionare Mosche” di Fredrik Sjöberg. Come resistere a un simile titolo? Naturalmente ha portato con sé un fratello, ”Il re dell’Uvetta”. Ho così scoperto che i freddi svedesi possono essere dei gran burloni, perfino gli scienziati, e si ridono anche addosso!

Poi così come sono arrivati questi personaggi hanno lasciato il posto ad altri conterranei, vecchi eccentrici e bambini intelligenti le cui avventure sono narrate da un giovane e gentile affabulatore, Fredrik Backmann ne “L’uomo che metteva in ordine il mondo” e “Mia nonna saluta e chiede scusa”. Forse questi libri avevano capito che dopo aver letto l’avvincente ma crudele storia dei Romanov, avevo bisogno di rilassarmi…

Eh sì, anche la Russia continua a inseguirmi, da quando ho cominciato a lottare con la sua splendida lingua.. Penso ai libri di Serena Vitale, per la cui cultura e conoscenza di tutte le cose russe provo una grandissima invidia. Difficile infatti trovare una studiosa che riesce ad appassionare anche i comuni mortali con le sue storie su Pietro o Caterina, con tutti quegli amanti, Pushkin e i suoi capricci.

Serena Vitale riesce a trasformare materiale rigorosamente d’archivio in drammi mozzafiato!

Dopo questi drammi ecco che è venuto a confortarmi un gran signore, il Conte Alexander Ilich Rostov, che, avendo assorbito anche la lingua e la cultura anglosassoni, riesce a mantenere il suo aplomb, la sua classe, ma soprattutto il suo sense of humour, attraverso i decenni più sanguinosi della storia russa e non solo..Gentleman

E’ uno scrittore americano che me l’ha presentato, un signore che mi incuriosisce molto, Amor Towels. Non sono riuscita a scoprire se questo autore ha nobili ascendenze russe, ma, come i suoi personaggi non se ne vanta, non ne ha bisogno.

Il libro, “Un Gentiluomo a Mosca” è un manuale di sopravvivenza un po’ insolito, che mi ha ricordato la vicenda di un personaggio di Alan Bennet, quella spia inglese rifugiatasi in URSS cui mancavano le sue scarpe su misura fatte a Londra. Sebbene la vita del Conte Rostov sia intrisa di Nostalgia russa, il suo pragmatismo gli impone di vivere al meglio la sua condizione di prigioniero a vita nel lussuoso hotel Metropol di Mosca, dove da ospite diventa cameriere. L’indulgenza della sua condanna si deve al fatto che era considerato un eroe della causa prerivoluzionaria. Comunque, qualora mettesse piede fuori dall’hotel, il conte sarebbe immediatamente fucilato.

Non si vede sangue in questa vicenda, le tragedie si lasciano fuori da un albergo di lusso che deve accogliere diplomatici e giornalisti stranieri e dare l’impressione di un “comunismo dal volto umano”.. Gli è andata bene al nostro conte. Poteva andargli molto peggio, visti i tempi. Era tornato in patria dalla Francia, dove si trovava, all’indomani della rivoluzione, per mettere in salvo la nonna, ma soprattutto perché amava il suo paese, tanto da non tradirlo mai, neppure quando ne avrebbe avuto l’occasione. Capisce che non si può litigare col destino, che lui chiama Fato, ma si deve assecondarne e accettarne i capricci con stile. Anche perché il Fato è eccentrico, caratteriale e imprevedibile, ma non è sempre maligno. Trent’anni passa il Conte agli arresti domiciliari nell’Hotel Metropol. Non si lamenta mai, fa buon viso a cattivo gioco, osserva senza scomporsi le miserie umane e le decisioni assurde del nuovo regime senza scomporsi.

Solo una volta sembra sopraffatto dallo sgomento, quando vengono tolte tutte le etichette alle bottiglie della ricca cantina dell’albergo. All’improvviso l’unico criterio per scegliere il vino è il loro colore, bianco o rosso. Punto e basta.

“Un Gentiluomo a Mosca” è un libro che ha il coraggio di essere “politically incorrect” alla rovescia: troppo garbato e troppo aristocratico, proprio come il suo protagonista, nonostante tutti gli sforzi che fa per adeguarsi al Nuovo Mondo.

Quando ho dovuto lasciare il caro Conte Rostov sono stata soccorsa da una sua “amica”, di origini russe anche lei, anche se proletarie, che per i capricci del nostro Fato è nata a New York e a New York è cresciuta, nel vero senso della parola. Altro mondo, altro regime. Altro tipo di aristocrazia. Un’altra vicenda narrata con grande classe, una lingua ricercata e gradevolissima, intelligenza e senso dell’umorismo, dallo stesso Amor Towles ne “La buona società”.

Se a Mosca si beveva preferibilmente champagne, qui è il regno dei Martini. La musica è nuova, ribelle. Il Fato è sempre presente, ma i personaggi si illudono di tenerlo sotto controllo, manipolarlo come un burattino. Non è possibile.

La voce narrante del libro è Katia Kontent, figlia di immigrati russi, intelligente e gran lettrice, che si trova a vivere nella New York della ripresa dopo la crisi, la New York del grande jazz, di Zelda e Francis Scott Fitzgerald, dei bar raffigurati da Hopper. È una vicenda newyorkese “La buona società”, un romanzo di formazione, una grande storia d’amore. Si sussegono inganni e destini incrociati, successi e insuccessi. Un bravo regista ne potrebbe fare un bel film, chissà, forse lo vedremo.

In inglese il titolo è “Rules of Civility”. Si ispira a una raccolta di 110 massime che Giorgio Washington copiò a mano prima di compiere 16 anni da un manuale di etichetta seicentesco. Ricordate il “Saper Vivere di Donna Letizia”? Ecco, qualcosa del genere. La giovane Kate è molto stupita dalla scoperta che il giovane ricco e affascinante Tinker Grey, che tanta parte avrà nella sua vita in quel 1938, conservi religiosamente quel libretto fra le sue cose più care.

Denaro, buone maniere, successo, cocktail parties e conoscenze, queste le ossessioni newyorkesi di quegli anni, quando l’Europa con i suoi drammi era ancora lontana, il comunismo non faceva ancora paura, i movimenti per i diritti civili e il femminismo erano ancora dormienti, ma il loro germe era già presente.

La lingua rende questo libro molto speciale. Raffinata, ricca e di gran classe, come gli ambienti del libro. Lo slang è assente, le citazioni discrete ma appropriate. Sotto questa patina lucida, le sofferenze sono vere, i personaggi reali. La storia di Katia/Kate/Katerine potrebbe somigliare a quella di Cenerentola o Pretty Woman, ma non è proprio così. Le armi di Kate non sono solo la bellezza o le lunghe gambe, sono la discrezione, l’intelligenza, le letture, la dedizione al lavoro, così come l’accettazione dei capricci del Fato. Mi è spiaciuto finire il libro, mi sono ripromessa di rileggerlo, per rigustarne le parole, oltre che la vicenda.

Adesso aspetto di essere trovata da un nuovo libro.

Lugano, 30 giugno 2017

 

 

Ove

 

Questi i libri che mi hanno trovata:

 

Fredrik Sjöberg, L’arte di collezionare mosche, traduzione di Fulvio Ferrari, Iperborea, Milano, 2015

Fredrik Sjöberg, Il Re dell’uvetta (Russinkungen), traduzione di Fulvio Ferrari, Iperborea, Milano, 2016

Fredrik Backman, L’uomo che metteva in ordine il mondo,(A man called Ove) Iperborea, Milano 2014. Da questo libro è stato tratto il film A Man called Ove, di Hannes Holm.

Fredrik Backman, Mia nonna saluta e chiede scusa, Mondadori, Milano, 2016

Serena Vitale, Il bottone di Puškin, Adelphi, Milano 1995

Simon Sebag Montefiore, I Romanov, 1613-1918 Milano, Mondadori, 2017

Amor Towles, Un gentiluomo a Mosca,   trad. di Serena Prina, Neri Pozza,  Vicenza, 2017

Amor Towles, La buona società , trad. di Massimiliano Morini, Neri Pozza, 2011, Vicenza

 

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